Chiamatela “Fatal Palermo”. E’ ormai una maledizione, quella del Napoli nel capoluogo siciliano. E’ successo di tutto: tre pali, un gol ingiustamente annullato, due sciagurati regali difensivi. Ma si è vista anche una bella squadra. Che ha dominato per tutto il primo tempo, e non solo. I proclami-scudetto di Zenga non hanno spaventato Donadoni che, al contrario del suo collega, ha indovinato tutte le scelte. Centrocampo a 5, con Bogliacino in regia e Dàtolo largo a sinistra, a fare in teoria l’esterno, in pratica un ibrido tra un terzino e una mezzala. Hamsik nel vivo del gioco come raramente l’anno scorso, Lavezzi funambolo per 45 minuti, dribblomane stile-Quaresma nella seconda frazione. Un Napoli che si imponeva tatticamente sull’avversario, apparso più statico ed ancora a corto di idee e automatismi. Ma il calcio, si sa, non è scienza esatta. Maggio commette un errore da oratorio, regalando il vantaggio all’ottimo Cavani, imitato poi nella ripresa dal subentrato Zuniga, che atterra in area lo scatenato uruguagio. Già, Zuniga. Una costante che ritorna. Ottimo giocatore, reduce da un gran campionato col Siena, dove si è imposto come uno dei migliori terzini destri della serie A. Qui a Napoli, e come ti sbagli, gli ritagliano un ruolo sull’altra fascia, mai ricoperta in carriera. Un investimento da 8,5 milioni già a rischio, nel solco degli “adattati” alla corsia di sinistra e dei grandi sprechi. Sprechi di una società che si incaponisce nel deprezzare i suoi atleti. Dàtolo, altro acquisto oneroso, comincia ad avere un senso in questa squadra solo adesso. Conferma pregi e difetti. Non è un campione ma nemmeno un brocco. Non è da 3-5-2, almeno non per una gara o per un campionato intero ma offre un’interessante varietà di soluzioni offensive. Dall’altra parte Campagnaro è già una certezza. Sicuro negli anticipi e nelle chiusure, spesso pericoloso nelle sue proiezioni offensive. Da lui a Santacroce il miglioramento è stato netto. Paolo Cannavaro al centro della difesa è stato abbastanza puntuale ma spazza troppo il pallone in tribuna. Non può essere lui il regista difensivo di una squadra che punta all’Europa. Servirebbe uno che sappia iniziare la manovra. Opportuno ripassare l’anno prossimo, per un nuovo innesto. In un Napoli che deve diventare però più maturo, più paziente. Una squadra fresca, giovane, elettrica nelle sue sortite ma ancora troppo fragile psicologicamente. Lavezzi, nel bene e nel male, è lo specchio degli azzurri. Superbo nei suoi strappi palla al piede, irritante nell’intestardirsi in inutili ghirigori. L’intesa con Quagliarella è ancora tutta da costruire. Il cantiere-Napoli sembra invece ben avviato. Non si giocherà sempre a Palermo, per fortuna.
LA MALEDIZIONE DI PALERMO SU UN NAPOLI BELLO E SFORTUNATO
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