A velocità da crociera veleggia il Napoli verso il suo quarto punto in quattro gare. Un ruolino di marcia decisamente non in linea con le sue dichiarate ambizioni europee. Oltre 50 milioni spesi, il fantasma di un terzino sinistro che non c’è e poca fisicità a centrocampo ed in attacco. Carico di equivoci e contraddizioni, l’irrisolto Napoli di mister Donadoni avanza adagio. Uno 0 a 0 con l’attenta Udinese di Pasquale Marino che serve a poco o nulla, in attesa delle forche caudine interiste. Poca coralità di manovra, poca precisione e una strana abulia che ha finito per intorpidire anche giocatori dati in gran forma come Hamsik e Quagliarella, quest’ultimo forse emozionato alla sua prima da ex. Il Napoli ha regalato un tempo agli avversari, corricchiando sotto ritmo per poi svegliarsi parzialmente nella seconda parte di gara, con un buon Lavezzi, schierato a sinistra in un 4-3-3. Dall’altra parte Marino inseriva prima Lodi per Zapata, con il trasloco del cileno Isla sulla corsia destra difensiva e poi Sanchez per il frizzante Pepe, in una sorta di 4-2-4 stile brasilero. Negli ultimi 20 minuti, con Hoffer in campo al posto di Santacroce, Donadoni si gioca finalmente la carta-tridente ma è troppo tardi. Un Napoli ancora troppo confuso, sinistramente simile a quello dell’anno scorso. C’è ancora tanto da lavorare e soprattutto da capire. Si insiste sul 3-5-2, con la solita voragine sulla sinistra, che il gracile Dàtolo non può di certo colmare. Timidi segnali di miglioramento da Cigarini, che, visti i ritmi bassi, quasi da allenamento, ha potuto dirigere il gioco in maniera meno elementare del solito. Gargano e Hamsik invece sembravano quelli dello scorso campionato; uomo-ovunque ma terribilmente anarchico e sciupa-palloni il primo, con la testa altrove lo slovacco, impreciso negli appoggi e persino nelle conclusioni. Non tutto è da buttare però. La squadra non è crollata atleticamente nella ripresa come nelle tre precedenti esibizioni, finendo anzi in crescendo. De Sanctis e la difesa sono apparsi più sicuri, con il redivivo Santacroce, anche se è da segnalare un gol regolare annullato a Di Natale al 40′. A metà campo discreta la prova di Zuniga mentre di Cigarini si è già detto. Donadoni piuttosto la smetta di esporre Dàtolo a brutte figure; nel 4-3-3 con Hoffer, l’argentino è stato schierato addirittura terzino sinistro puro, andandosi a schiantare contro il subentrato e guizzante Sanchez. Inevitabile la sostituzione per disperazione ed al suo posto è entrato nel finale Grava, uno di quei soldatini che non tradiscono mai. Per l’ex-ct della Nazionale è stato un Napoli da applausi, ma dove? Preoccupante dichiarazione di un tecnico forse troppo orgoglioso e poco propenso all’autocritica. In attesa di trovare una benedetta quadratura del cerchio. Attesa che secondo il diktat presidenziale non dovrà essere lunga, anzi. De Laurentiis dall’America ha fissato infatti una prima scadenza di bilancio fra tre gare. Dopo il match con la Roma ci sarà quindi una resa dei conti. Verrà messa sotto accusa la scarsa chiarezza di Donadoni, lo sciupìo di risorse di Marino o entrambi? Dubbi amletici. Mentre dopodomani si va a far visita a Milito, Maicon ed Eto’o …
NAPOLI, UN PARI INUTILE PER UNA SQUADRA DA LAVORI IN CORSO
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