HomeSportNAPOLI, IL TRISTE EPILOGO DI MISTER DONADONI. PER LUI ORE CONTATE

NAPOLI, IL TRISTE EPILOGO DI MISTER DONADONI. PER LUI ORE CONTATE

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Siamo ormai ai titoli di coda. Roberto Donadoni si prepara a lasciare il Napoli. Stavolta niente esoneri in diretta, come fu per Marino. Solo una lenta agonia, a cui De Laurentiis sta cercando in queste ore di porre fine, nel modo più indolore possibile. Donadoni è una persona serissima, non merita processi sommari né umiliazioni. Ma una serena quanto necessaria disamina tecnica della sua gestione non può non rilevare come dal suo arrivo non sia cambiato nulla o quasi. Dopo l’era-Reja, fatta di buoni risultati e di una certa improvvisazione tattica, si chiedeva al nuovo allenatore più cura negli schemi e soprattutto di ricoprire un ruolo di guida per una squadra senza carattere. Donadoni purtroppo ha fallito in entrambe le cose. Non ha dato un gioco nè un’identità ad un gruppo dove ognuno gioca per conto suo. Troppi giocatori anarchici, Lavezzi, Gargano, Maggio. Altri, pur talentuosi, che nei momenti topici si estraniano, leggi Hamsik ma anche il deludente Quagliarella. L’allenatore doveva insegnare i movimenti di base a questi giocatori, dare un filo logico alle giocate di atleti bravi presi singolarmente ma troppo discontinui e fragili. E poi, più di tutto, il Napoli aveva bisogno di un grande motivatore. Un allenatore di cervelli, come disse una volta di sé il Lippi era-Juve. Circola in queste ore il nome di Walter Mazzarri. Seguace di un ortodosso 3-5-2, buona grinta e capacità di tenere il gruppo. Non certo un fautore del calcio-champagne né un “casinista” dal profilo cinematografico come vorrebbe De Laurentiis. Il quale, nella sua esuberante schizofrenia, semina indizi per poi fare tutto il contrario o quasi. Mazzarri sarebbe una buona scelta ma sa di restaurazione. E’ un Reja-2 in pratica, con più carattere. Potrebbe essere un traghettatore, in vista dei più appetibili Mancini e Spalletti, che chiederebbero però stipendi ben più cospicui. Ma riuscirà mai il Napoli a costruire qualcosa, con questo continuo tourbillon di scelte spesso contrastanti? Il secondo ciclo necessita di progettualità e coerenza di idee. Giusto separare direzione generale e direzione sportiva, mai più factotum alla Marino, che è stato geniale in alcune (poche) intuizioni quanto accentratore e sciupa-risorse, sia economiche che umane. Tecnicamente parlando la squadra è più o meno quella dello scorso anno. I nuovi hanno dato poco o nulla. De Sanctis non trasmette sicurezza, Cigarini è scolastico nella costruzione ed è oscurato dal moto perpetuo di Gargano, Quagliarella, tolta la partita-monstre col Livorno, non ha ancora nessuna intesa con Lavezzi.
Con la Roma peraltro non si è visto un brutto Napoli. Si è mosso piuttosto bene nel primo tempo, conclusosi 1 a 1, grazie alla papera di Lobont sul gol di Lavezzi e alla carambola Perrotta-Totti sul pareggio dei capitolini. Ma si sa, la banda Donadoni, anche quando gioca benino, tira pochissimo in porta e in difesa si fa trafiggere con estrema facilità. Basta una spallata degli avversari e il Napoli crolla. Dopo il gran gol di Totti, decisivo anche con una gamba sola, sorprende la mancata reazione azzurra. Solo una girata di testa di Hoffer, poi più nulla. Un tardivamente tarantolato Donadoni colleziona punte, ne schiera quattro nel finale, con l’austriaco e Denis, ma è tardi. Il Napoli lascia l’Olimpico col suo fardello di fragilità e contraddizioni. Un punto a partita e sconfitte regolari in trasferta. Occorre ricostruire, con lucidità. Partendo dall’organigramma. Poi la squadra. Serve elasticità, tattica e mentale. E calciatori che giochino a calcio, non a nascondino. Da De Laurentiis i tifosi si aspettano ora un solo, grande film: “Fuga per la vittoria”.

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