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CALCIO, SERIE A: PER IL NAPOLI AL FRANCHI, UNA TRASFERTA DI PURA GIOIA

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Due tocchi di classe per volare in Paradiso. Due carezze, l’assist di Denis e il tocco sotto porta di Maggio, in un pugno. Il Napoli torna così a vincere in trasferta. Dopo un anno di “gite aziendali”. Con Donadoni sembrava non funzionasse nulla, adesso con Mazzarri ogni tassello sta andando al posto giusto. Mazzarri è un mago? Solo il tempo potrà dirlo. Nel mentre i tifosi possono godersi un Napoli finalmente gagliardo. Una squadra ancora imperfetta ma che in partita ci sa stare fino all’ultimo. La rivoluzione copernicana di Mazzarri si basa su tre pilastri. Vediamoli.
1) Il carattere. Questo Napoli ha un’anima. I giocatori lottano su ogni pallone fin dal primo minuto. Non si abbattono più di fronte ai rovesci della sfortuna. Basti vedere la reazione collettiva dopo il rigore fallito da Quagliarella. Da correggere solamente l’avvio dei secondi tempi. Gli azzurri non sembrano scendere in campo nella ripresa con la stessa cattiveria della prima frazione di gioco. Aspetto assolutamente da migliorare, controbilanciato però dagli ultimi venti minuti del “Franchi”, in cui il Napoli ha dispensato addirittura scampoli di grande calcio.
2) La difesa. Un reparto senza fenomeni ma che sta riacquistando grande compattezza. Il migliore qualitativamente è Campagnaro, che sconta però una preoccupante fragilità fisica, notata già ai tempi della Sampdoria. Grava, Rinaudo e Aronica contro i viola sono stati tra i migliori. Grava è uno di quelli che non tradisce mai: fa il suo sempre, con diligenza e applicazione. Aronica è una sorpresa: conoscevamo un difensore abbastanza solido ma piuttosto lento e rozzo tecnicamente ed invece ha svolto alla perfezione il doppio ruolo di difensore e centrocampista. E’ una delle chiavi tattiche del Napoli di Mazzarri; quarto difensore in fase passiva, esterno di centrocampo in quella attiva. Utilissimo per coprire le spalle ad un ispiratissimo Hamsik, tra i motori del forcing finale.
3) Il ruolo delle mezzeali. Bene Lavezzi nel primo tempo, anche se in area di rigore continua a fallire gol fatti. In cattedra nella ripresa lo slovacco, meno discontinuo del passato. Sgravato da compiti difensivi, può sprigionare tecnica e vivacità. Non solo inserimenti; a Firenze Hamsik è stato la mente della maggior parte degli attacchi azzurri.
Il ciclo di ferro non poteva quindi iniziare meglio. Azzeccatissimo il 3-4-2-1 di partenza, con Quagliarella vertice offensivo. Quest’ultimo è però un giocatore da recuperare. Sue le uniche stecche di un coro quasi perfetto. Il ragazzo va recuperato atleticamente e psicologicamente. Sembra spento e poco reattivo dal punto di vista fisico. Questo al di là dei problemi tattici, che pure sono abbastanza evidenti. Nell’Udinese giocava sì al centro dell’attacco ma con Pepe e Di Natale, specie il secondo, in costante appoggio. A Napoli sta scontando invece un certo isolamento, finendo spesso per essere inghiottito dalle difese avversarie. Lavezzi è grande ma anarchico e non sempre gli fornisce il giusto aiuto mentre per Hamsik è in corso un’interessante ricollocazione tattica. Occorre forse rivedere qualcosa in avanti, dando magari più spazio a Denis, decisivo col suo ingresso.
Inevitabile una riflessione sul recente passato. Con Donadoni i giocatori non avevano dialogo nè feeling. Il Napoli scendeva in campo inerte, in balìa degli eventi. Al primo strappo da parte degli avversari inevitabilmente cadeva. Non mancano certo le cose da registrare ma la musica ora è decisamente cambiata. Grande lavoro psicologico e un progetto di squadra più chiaro. Difesa compatta, due mediani, molto gioco sulle fasce, Hamsik e Lavezzi più liberi di svariare nella metà campo avversaria. Cosa manca a questo Napoli per crescere ancora? Il laterale sinistro serve sempre anche se, visto il “nuovo” Aronica, appare un pò meno urgente. Al centrocampista “fisico” invece non si può proprio rinunciare. Al fianco di un Gargano finalmente convincente serve un uomo di peso, che sappia interdire e rovesciare rapidamente il gioco. Uno così, specialmente in trasferta, può far fare il tanto atteso salto di qualità. In avanti Denis merita altre chance. Non è un campione ma nemmeno un brocco. Sarebbe opportuno cedere in prestito l’acerbo Hoffer e prendere a gennaio un’altra punta per completare un reparto al momento poco omogeneo.
Milan e Juve sono ora dietro l’angolo. Ma chi ha paura, con un Napoli così?

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