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Calcio, serie A: la nuova «presa di Torino» per un Napoli duttile e gagliardo

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21 anni dopo, la storia si ripete. Allora Maradona e Careca, oggi Hamsik e Dàtolo, e scusate se è poco. Alla fine di una settimana magica e irripetibile, il Napoli si toglie lo sfizio di “matare” la Vecchia Signora a casa sua. Ancora una rimonta, ancora un finale-thrilling: questo 3 a 2 di Torino è il capolavoro di Mazzarri nella sua breve ma già entusiasmante esperienza napoletana. Le chiavi del successo sono state le motivazioni, l’indiscutibile caratura tecnica di alcuni allievi del “mago” toscano e la sorprendente capacità di tutta la squadra di mutar pelle in corsa. La Juve di Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro scende in campo con un 4-2-3-1, con Melo e Poulsen davanti alla difesa e Camoranesi, Diego e Giovinco a supporto di Trezeguet. Il Napoli risponde con un elastico 3-4-2-1, ormai marchio di fabbrica dell’era-Mazzarri; la difesa è di nuovo quella tipo, a centrocampo confermatissimo Aronica nel ruolo di pendolo sulla sinistra mentre Cigarini e Denis vincono i ballottaggi con Pazienza e Quagliarella. Pronti, via e dopo 18 secondi Giovinco, lanciato da Camoranesi, potrebbe già segnare. L’ennesimo avvio-choc per gli azzurri? Stavolta no, perchè De Sanctis devìa quasi impercettibilmente in angolo. Nei primi 20 minuti il più ispirato è Camoranesi; in pratica il gruppo-Ferrara si accende solo quando ha la palla l’italo-argentino. Che al 30′ è costretto però è uscire per un taglio al sopracciglio, conseguenza di uno scontro con Contini. Il Napoli è messo bene in campo e risponde colpo su colpo ai bianconeri; la difesa però ogni tanto sbanda. Su un cross di Grygera, Trezeguet, “dimenticato” da Campagnaro, quest’ultimo non al meglio fisicamente, insacca di testa. Potrebbe essere l’inizio della festa per i bianconeri ma ormai il Napoli, questo Napoli mazzarriano, ha le rimonte nel DNA. Più che una squadra, una nèmesi. In avvio di ripresa Contini, con uno sciaguratissimo colpo di testa, regala il raddoppio a Giovinco. 2 a 0 per la Juve, chi l’avrebbe mai detto? Mazzarri indovina però l’ennesimo cambio; decisivi Cigarini e Denis col Milan, qui è Dàtolo a fare la parte del jolly. L’argentino entra al posto di un distratto e menomato Campagnaro e si piazza sulla sinistra, con il sempre più positivo Aronica che scala in difesa. Neanche il tempo di prendere confidenza col campo che l’ex-Boca schizza via come una pallina del flipper e mette in mezzo un pallone che i piedini fatati di Marek Hamsik scaraventano in rete. Il Napoli ha accorciato le distanze ma si sente già aria di sorpasso. La piccola Juve di Ferrara lentamente si spegne; persino Fabio Cannavaro, forse chissà un pelino emozionato, non sembra in gran serata e patisce la fisicità di Denis, il quale di testa le prende tutte. Proprio su una capocciata del Tanque sugli sviluppi di un corner, respinta di Buffon e ribattuta vincente di Dàtolo. Ingresso miracoloso, quello dell’argentino, da vero Jesus. A dieci minuti dalla fine, ancora una fuga dell’esterno sinistro, inseguito alla disperata da Grygera e traversone in area. Il portoghese Tiago si esibisce in un rinvio a dir poco demenziale; accorre il professor Hamsik, salito in cattedra nella ripresa, che disegna una traiettoria di nitida bellezza: sfera all’incrocio dei pali e Juve tramortita. La festa azzurra può esplodere ora con tutto il suo fragore. La Piedigrotta del secondo tempo ci consegna un Napoli sempre più forte e sempre più convinto delle proprie potenzialità. Sotto di due gol, ha macinato calcio con una naturalezza mai vista. I giocatori interpretano facilmente più moduli nel corso della stessa gara; e ritornano alla mente le parole di Donadoni, “impiccatosi” ad uno statico 3-5-2, che invocava tempo per cambiare schema di gioco, non essendogli stati sufficienti 7 mesi di lavoro (!). In crescendo anche la condizione atletica, come si evince dai ruggenti secondi tempi degli azzurri. Dove può arrivare questo gruppo? Sospinto da una guida tecnica di rara abilità e da un carattere divenuto di ferro, dovunque. In una Torino per una sera colorata tutta d’azzurro, il campionato ha trovato una nuova forza. Il Napoli è vivo, viva il Napoli.

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