Dopo il caviale e champagne del trittico magico contro Fiorentina, Milan e Juve, si ritorna al pane e salame. Un grigio pareggio a Catania strappato al termine di una gara d’altri tempi. Padroni di casa in forcing dall’inizio alla fine a caccia dei tre punti salva-Atzori e azzurri rintanati nella propria metà campo. L’unica palla-gol degna di nota per la banda-Mazzarri fallita malamente dal solito, scentrato Lavezzi. Mago Mazzarri non abita più qui? Ma no, il pari in terra etnea sa più di pausa fisiologica. Una gara anonima, fatta apposta per rifiatare dopo le ubriacature in serie contro le grandi. La partita di sabato ha comunque evidenziato alcune lacune strutturali e di gioco. Nel reparto difensivo De Sanctis, pur incerto come al solito nelle uscite, è apparso molto efficace tra i pali. Si è confermata invece la cronica incapacità dei difensori nell’avvio del gioco; in più di un’occasione i vari Grava, Cannavaro e Contini, non sapendo cosa fare del pallone, spazzavano inutilmente in fallo laterale. Un Napoli frastornato dal pressing indiavolato del Catania, che poteva contare su un’indiscutibile superiorità numerica a metà campo. Grande protagonista del match l’argentino Llama che, di stanza sul centrosinistra, ha creato non pochi grattacapi agli avversari. Cigarini, a disagio come sempre nell’interdizione, ha sofferto molto il ritmo imposto dai catanesi. Gargano, uscito per infortunio, ha ceduto il posto a Pazienza, volenteroso ma inguardabile nei lanci. Quasi nessuno degli azzurri è riuscito a brillare; anche quelli dati più in forma come Maggio e Aronica hanno sfoderato una prestazione a dir poco anonima. E veniamo all’attacco: Hamsik-Lavezzi-Quagliarella. Lo slovacco è incappato in una di quelle giornate da “nascondino” mentre l’argentino ha confermato il suo momento di scarsa vena. Incessante il suo movimento ma sconfortanti gli esiti. Mai vincente nell’uno contro uno e per nulla letale nelle conclusioni. Per essere veramente pericoloso, il Pocho deve giocare largo sulla fascia negli ultimi trenta metri, limitando così il suo dispendio di energie. Caso-Quagliarella: l’ex-Udinese è uscito dal campo dopo aver travolto di improperi i suoi compagni. Giustificata la sua ira; costretto a giocare perennemente spalle alla porta, non ha ricevuto un pallone giocabile che è uno. Come aiutare l’attaccante? Innanzitutto Mazzarri dovrà lavorare ancora molto sugli schemi offensivi. Migliorare gli automatismi e perfezionare l’intesa tra i giocatori. Almeno in qualche partita, non sarebbe male provare l’accoppiata Denis-Quagliarella; con una prima punta al suo fianco, lo stabiese avrebbe più spazio per svariare su tutto il fronte d’attacco. Un passo indietro, forse due, sul piano del gioco ma niente panico: l’era-Mazzarri è solo agli albori.
Il Napoli ritorna sulla terra, strappato un grigio pareggio
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