Come si suol dire in questi casi, è mancato solo il gol. Sotto una pioggia battente, il Napoli le ha provate tutte per conquistare i tre punti e consolidare la posizione-Champions, allontanandosi così da Palermo e Juventus. Ma niente da fare, il Genoa, in barba al gemellaggio, non porta proprio bene agli azzurri. Partenopei pimpanti fin dai primi minuti. Manca ancora Lavezzi, il trio d’attacco è Hamsik-Quagliarella-Denis. Aronica sulla sinistra vuol dire Dossena in sosta ai box. Gasperini manda in campo un Genoa piuttosto accorto, dopo quattro sconfitte esterne consecutive. Il greco Papasthatopoulos, nome di battesimo Sokratis, viene schierato sulla corsia destra, col compito di arginare il temuto Hamsik. Rossi, esterno per ruolo e per vocazione, trasloca così al centro mentre in avanti Mesto supporta da destra il duo Suazo-Palacio. Gran ritmo fin dalle prime battute, il Napoli fa gioco ma il Genoa risponde bene. La prima emozione la regala involontariamente Dainelli, deviando sul palo un cross di Maggio, ad Amelia battuto. E’ a centrocampo che si combattono i duelli più interessanti, con Rossi e Milanetto a fronteggiare Gargano e Cigarini. Strana coppia, quella azzurra. Il moto perpetuo e disordinato dell’uruguaiano fa da contraltare al calcio pulito e compassato del talento di scuola Parma. Non sempre la convivenza funziona benissimo ma ora come ora il Napoli non può rinunciare né all’uno né all’altro: Gargano è uno di quelli che sta in partita sempre, fino all’ultimo, Cigarini è il miglior elemento della rosa per visione di gioco e pulizia di calcio. Le incursioni azzurre portano sovente al tiro German Denis, sempre generoso ed utile sui palloni alti ma ancora una volta poco cattivo sotto porta. Bravo a far salire la squadra, a lavorare palloni ed anche nella preparazione al tiro, El Tanque rovina poi tutto al momento delle conclusioni. Lo supporta Quagliarella, uno che tenta solo conclusioni impossibili o quasi: le giocate semplici proprio non gli garbano e così il Napoli costruisce occasioni su occasioni ma la palla non vuol proprio entrare. In difesa giganteggia però Paolo Cannavaro, autore della sua miglior prestazione in maglia azzurra; spietato su Suazo, ridotto a un ectoplasma, al 43′ il capitano partenopeo si toglie la soddisfazione, dopo l’ennesimo anticipo vincente, di avanzare fino alla trequarti, chiedere e chiudere una triangolazione e scagliare una folgore verso la porta avversaria. Potrebbe essere l’azione della sua vita ed invece il pallone si stampa crudelmente sulla traversa. La solita “mala suerte” delle partite anti-Genoa. Ci si mette poi l’arbitro Morganti, testardamente ostile verso i giocatori del Napoli. Nella ripresa è sempre più monologo azzurro ma la sostanza non cambia. I due allenatori provano a rimescolare le carte; Gasperini cambia coppia d’attacco, inserendo Acquafresca e Sculli al posto degli inconcludenti Suazo e Palacio, letteralmente annullati dagli ottimi Cannavaro e Campagnaro mentre Mazzarri sostituirà gli esterni, con gli ingressi in campo di Zuniga e Dossena. Escono Maggio, stritolato dalla morsa Moretti-Criscito e Grava, stranamente pasticcione, Aronica arretra in difesa. Ancora Denis e poi Hamsik sfiorano il gol, ci provano anche Dossena e Cigarini ma il fortino gasperiniano regge fino alla fine. L’ultimo brivido è una bella torsione di Quagliarella, che di testa la manda di poco alta sulla traversa. Grinta, personalità e buona continuità di gioco non sono bastate dunque alla banda Mazzarri per schiodare il risultato dallo zero a zero. Gara che ha comunque detto tante cose: la difesa è in un momento di forma straripante. Cannavaro non ha mai giocato così bene come nell’ultimo mese, Campagnaro, se non lo frenano gli infortuni, è una certezza assoluta, in generale nessuno sbaglia movimenti e marcature. Tattica del mutuo soccorso: se anche qualcuno sbaglia, c’è sempre dietro un compagno pronto a turare la falla. Il centrocampo deve necessariamente imperniarsi su Cigarini, ancora un po’ discontinuo nei tempi di gioco ma in netta crescita complessiva. Da applausi alcuni suoi lanci; crescendo in personalità, diventerà un centrocampista coi fiocchi. Le dolenti note arrivano quindi dall’attacco: se Denis non diventa più cinico in area di rigore e Quagliarella è troppo innamorato delle giocate impossibili, bisognerà mettere un annuncio: AAA cercasi bomber. Quel bomber che nemmeno Lavezzi sarà mai. Ma il suo rinnovo fino al 2015, annunciato da De Laurentiis, è da rubricarsi alla voce “buone notizie”. A patto che torni il folletto imprendibile dello scorso girone d’andata …
Arrembaggio Napoli, muro-Genoa e sfortuna dicono no
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