Pomeriggio di calcio brutto a Siena. Si affrontano i timidi e problematici padroni di casa e uno spento Napoli. Un Napoli senza grinta, senza idee, senza brillantezza. Dove sono gli schemi di Mazzarri? Dov’è l’organizzazione di gioco? E l’ardore, le motivazioni, i lampi irrazionali dell’ultimo minuto? “Missing in action”, si direbbe. Molto brutto l’avvio di gara, alla camomilla. Nel Napoli rientra Maggio, Cigarini sostituisce Gargano, Lavezzi parte dalla panchina. Il Siena, costretto dai propri limiti e dalla sua classifica, si ammucchia in difesa, manco fosse una fortezza del Medioevo. Ekdal gioca da centromediano vecchio stampo, Reginaldo e Ghezzal sono gli esterni di centrocampo, Maccarone l’unico punto di riferimento offensivo. Dietro, Cribari e Pratali fanno un figurone. Decine di cross sfornati dagli azzurri ma tutti senza costrutto e senza esito. Denis si sbatte come sempre ma è troppo lento di riflessi, Hamsik gioca ormai 10 minuti a partita, Quagliarella rimane prigioniero del suo individualismo senza sbocchi. Prova a dare ordine Cigarini ma è troppo compassato. Nella ripresa Malesani si copre ancora di più, fuori Reginaldo, dentro Terzi. L’ex Calaiò rileva il nervosissimo e scomposto Ghezzal. Si scuote Mazzarri, che butta nella mischia il figliol prodigo Lavezzi e Bogliacino. Escono Denis e Grava, quest’ultimo per problemi fisici. Quagliarella, molto più del Tanque, meritava il cambio ma tant’è. Si continua a sragionare calcio, El Pocho è lontanissimo da una condizione accettabile ma gli altri non corrono più di lui. Mossa della disperazione l’ingresso di Hoffer, con l’austriaco misterioso che fa quasi-gol a 6 minuti dalla fine. Già, ma quando arriva la fine di questa partitaccia? Il tempo di collezionare 5 angoli consecutivi (!) per il Napoli e si va sotto la doccia. Una giornataccia, nulla da dire. Che arriva a suggello, si fa per dire, di un periodo di vacche magrissime. Solo 3 reti nelle ultime 5 gare, e nessuna di un attaccante. La Juve sale a +1 sul Napoli, ora quinto con Palermo e Sampdoria. Dietro premono Cagliari e Genoa, la Fiorentina accenna una risalita. In questo mini-torneo per i posti-Europa chi la spunterà? La banda Mazzarri ha qualità tecniche e organizzazione di gioco, una difesa ormai impenetrabile, la quarta del torneo ma anche un attacco abulico. In attesa di aprire i cordoni della borsa a giugno, che fare? Colpevolmente sottovalutato a gennaio, il problema-gol rischia di compromettere irrimediabilmente le ambizioni europee del club. Indiscutibili la sfortuna, per i tanti legni colpiti e i recenti torti arbitrali ma ora bisogna tornare a buttarla dentro. Mazzarri, bravissimo nel dare la quadratura del cerchio ad una squadra anarchica nel DNA, dovrà inventarsi qualcosa per migliorare la fase offensiva. Non perda tempo a litigare col Principino Mourinho, uno che non sa né vincere né perdere. E non si chiuda nel solito “è un periodo che non gira”. Mentre domenica arriva al San Paolo la squadra più in salute del campionato, la bella Roma del sottovalutato Ranieri. La corsa-Champions può e deve ricominciare. Adelante, Napoli.
Azzurri alla ricerca del gol perduto
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