HomeSportNapoli, ennesima rimonta: è sindrome-pareggi

Napoli, ennesima rimonta: è sindrome-pareggi

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Ancora una rimonta, ancora contro una grande. Il Napoli si ribella ad un ingiusto doppio svantaggio con la forza dell’orgoglio e grazie alle scelte forse tardive ma coraggiose di Mazzarri. Nel forcing finale in campo tutti i giocatori offensivi della rosa, Hoffer escluso. Un azzardo che paga, arriva un 2 a 2 denso di significati contro una Roma non del tutto ripresasi dagli schiaffoni di giovedi col Panathinaikos. Napoli che deve fare i conti col problema ormai annoso del gol. Hamsik va troppo a corrente alternata, Quagliarella è troppo nervoso e pasticcione, solo Lavezzi può accampare il giusto alibi della lunga assenza. Le due squadre scendono in campo con schieramenti quasi speculari; il solito per i padroni di casa, che rinunciano a Grava e ai lungodegenti Dossena e soprattutto Santacroce, una novità assoluta invece per i giallorossi, che schierano un’inedita difesa a tre. Sulle fasce si gioca una partita nella partita: fondamentale tatticamente Maggio, che spinge e tiene basso il temuto Riise, più prudente, come nelle sue corde, Aronica, che se la vede con Motta. In mezzo al campo Gargano ricorda a tutti la sua imprescindibilità; pressa, ruba palloni che poi puntualmente perde ma è l’uomo-ovunque. Hamsik e Lavezzi assistono Quagliarella, dall’altra parte Taddei e Perrotta provano a far da guastatori alle spalle dell’armadio-Baptista e del guizzante Vucinic. Deludente tecnicamente il primo tempo; Roma incerta e imballata, Napoli poco brillante ma leggermente più voglioso. L’ossessione-gol è un fantasma nella mente degli azzurri, che si muovono in campo senza armonia. Eccessiva distanza tra i reparti e imprecisione ormai cronica sulla trequarti zavorrano la banda-Mazzarri, che non riesce a decollare come l’astinenza da vittoria reclamerebbe. Nel finale di frazione colpo d’ala di Lavezzi che scappa sulla fascia alla sua maniera, Quagliarella serve Maggio che però di testa schiaccia troppo a terra. Come di consueto, nella ripresa gli azzurri ripartono con poco sprint, più di tutti soffre Campagnaro che accusa un risentimento muscolare e passa un proverbiale bruttissimo quarto d’ora; prima stende Baptista in area poi guarda Vucinic cogliere l’angolino più lontano. In 6 minuti Napoli sotto di due gol, una punizione francamente inaspettata. In mezzo il solito rigore non dato, questa volta per fallo di Juan su Quagliarella e l’ingresso del taumaturgo Denis, uno che giocasse dal primo minuto come quando entra a gara in corso sarebbe da Pallone d’Oro. Mazzarri comincia a rimescolare le carte e dà fondo a tutte le risorse dell’organico: subentrano prima Zuniga, che si piazza sulla a lui sgradita corsia sinistra e poi Cigarini. Su assist nientemeno che di Rinaudo, Denis pennella un gran tiro e accorcia le distanze. Ranieri si copre con Faty al posto di Baptista; il Napoli trae da questa mossa nuova linfa e capisce che può raddrizzare la gara. Ancora lui, El Tanque, sfiora il gol di testa, poi si procura un penalty che sa di compensazione; sul dischetto Hamsik ritrova la freddezza perduta e fa centro, a beneficio dell’ennesima rimonta azzurra. Raramente ci si annoia con questa squadra che, pur avendo frenato di brutto, in un mese di febbraio abbastanza horribilis, si ritrova appaiata alla Juve, a -2 dalla Champions. La meritocrazia suggerirebbe di promuovere Denis titolare fisso ma il Denis a gettone è ormai imbattibile nel suo genere; entra e segna, o comunque cambia le sorti del match. Dal canto suo Quagliarella sembra ormai schiacciato dal peso della sua napoletanità, cioè dal dover dimostrare più di tutti di essere da Napoli; prenda allora esempio dal conterraneo Paolo Cannavaro, praticamente insuperabile quest’anno. Non avremmo mai pensato di dirlo ma perchè c’è Fabio e non lui in Nazionale?

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