HomeSportNapoli, a San Siro un punto che sa di orgoglio

Napoli, a San Siro un punto che sa di orgoglio

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Quante cose si possono scorgere in un pareggio. Cuore, personalità, duttilità tattica. E’ un punto che pesa come un macigno, quello conquistato dal Napoli in quel di San Siro. Un 1 a 1 batticuore, a suggello di una grandissima prestazione collettiva. Su un campo dove gli azzurri avevano sempre perso dal loro ritorno in A, per di più contro un Milan a caccia del sorpasso-scudetto. Si era un pò inceppato, il bel giocattolo costruito da Mazzarri. Sfortuna, qualche errore arbitrale ma anche una preoccupante incapacità di finalizzare la mole di gioco espressa. Difetto che non andrà di certo via facilmente, come si è visto anche ieri e come probabilmente si vedrà fino a fine torneo. In attesa del Centravanti con la C maiuscola, da queste parti atteso come l’uomo della Provvidenza. Vai e finalizza, gli dirà Mazzarri quando lo avrà a disposizione. Nell’attesa si potrà accontentare di un Lavezzi formato-monstre, ieri laureatosi campione al cospetto dei difensori rossoneri, intimiditi dalla sua straripante prova. Velocità, imprevedibilità, tecnica. Ogni pallone toccato una gemma. E’ questo
il Pocho che serve al Napoli. Non è invece il Quagliarella milanese quello che può risolvere i problemi di sterilità. Però che grinta, che dedizione alla causa. Schierato nell’inedito ruolo di esterno sinistro di centrocampo, ha corso a tutto campo e sfiorato il gol in un paio di circostanze.
Quagliarella mediano è solo una delle mosse a sorpresa di Walter Mazzarri. Che ieri ha azzeccato alla grande la formazione di partenza, molto meno i cambi. Il tecnico, cosi’ come i suoi predecessori, sembrava essersi impuntato irrimediabilmente sulla difesa a tre. Ormai si diceva: Napoli tre cose tiene belle, il mare, il sole e la difesa a tre. Ed invece Walter il mago se ne esce con una formazione stile anni ’60: quattro difensori, marcature a uomo (anche oltre la propria metà campo), due mediani fissi sulle fonti di gioco avversarie, una sola punta, affiancata saltuariamente da un trequartista. E cosi’ Grava segue come un’ombra Ronaldinho, Campagnaro, schierato a sinistra, va sulle tracce di Pato prima e Mancini poi, Pazienza e Gargano si incollano a Pirlo e Seedorf. Dulcis in fundo, a turno Cannavaro e Rinaudo si travestono da libero, sulla trequarti Hamsik è il primo a pressare su Pirlo e Lavezzi fa il centravanti tattico, alla Totti per i più giovani, alla Hidegkuti per i più maturi. Sembrerebbe uno schieramento del tutto rinunciatario ed invece per 45′ si vede un Napoli superbo. Che tiene il campo a meraviglia, imbavaglia i solisti avversari, sfiora il gol a ripetizione. Uno, uno solo, lo fa Campagnaro, che deposita nella porta vuota un assist di Lavezzi, in seguito ad uno scontro fantozziano tra Oddo e Abbiati. Ancora il Pocho dissemina magie qua e là, mai visto cosi’ concreto e “sul pezzo”. Thiago Silva e Favalli se ne vanno a spasso con lui mentre Quagliarella ci prova in tutti i modi ma neanche oggi è giornata. Dall’altra parte però Ronaldinho, il Coniglio Mannaro, non ci sta e fugge spesso e volentieri in slalom, con i suoi passettini corti e rapidi. E’ un bijou, quello che recapita sulla spaziosa fronte di Inzaghi, che fa gol in mezzo alle statue azzurre. Meglio il Napoli ma il Milan, quando allarga il gioco sulle fasce, minaccia tuoni e fulmini.
Altro copione nella ripresa. Gruppo-Mazzarri ancora più tattico, per cosi’ dire. Adesso non c’è spazio per gli svolazzi, tutti dietro a protezione del fortino. Leonardo getta nella mischia Antonini per Oddo, serve più spinta. Seedorf, ben francobollato da Gargano, sembra dare segnali di risveglio, cosi’ come Pirlo. Almeno due i miracoli di De Sanctis, prima su Inzaghi e poi su Mancini. Quagliarella si lussa una spalla ma rimane stoicamente in campo, riuscendo anche ad impegnare Abbiati. Siamo alla mezzora della ripresa, alla fine esce lo stabiese ed entra Cigarini. Un piccolo segnale di resa, sarebbe stato più utile Denis, per tenere palla e far salire una squadra ormai boccheggiante. Il Tanque si vede solo a 4′ dal termine, ora tutto il Napoli trattiene il respiro in attesa del liberatorio fischio finale. Pirlo su punizione regala l’ultimo brivido, con De Sanctis che inizialmente non trattiene. Al 94′ Bergonzi pone fine alle sofferenze azzurre, dopo una seconda frazione di gioco che sembrava infinita. Si torna a casa con la consapevolezza di aver ritrovato il miglior Napoli per almeno un tempo. Grande dimostrazione di elasticità dell’allenatore quanto d’orgoglio della squadra, addirittura eroica in certi frangenti. La prima finale è andata, ne mancano nove. Ed ora sotto con quel cane bastonato che chiamano Juve, batterla di nuovo, dopo l’epopea dell’andata, sarebbe da albo d’oro.

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