I tifosi napoletani, nella loro infinita e proverbiale ironia, l’avevano pure scritto: Lippi, ci sono gli incentivi, rottama Fabio, prendi Paolo. Ed il loro nuovo beniamino non li ha delusi. Il gol-partita ad inizio ripresa e la solita gara impeccabile, fatta di tempismo e personalità. Paolo Cannavaro è ormai un emblema del Napoli di Mazzarri. Dopo anni di incomprensioni e fischi spesso ingenerosi, è sbocciato finalmente l’amore tra il capitano azzurro e la tifoseria. Un giocatore che per sua bravura e
fortuna, proprio nell’anno dei Mondiali, sta vivendo la stagione della sua definitiva maturazione. Era un difensore forte fisicamente ma un pò legnoso e scarso di piede, adesso è un centrale completo, bravo sia negli anticipi che nelle chiusure e notevolmente migliorato anche nell’impostazione del gioco. Vista la penuria di esponenti di livello nel reparto difensivo, Lippi dovrà seriamente
prendere in considerazione il suggerimento del San Paolo.
Non è stato semplice battere il bel Catania di Mihajlovic. Mazzarri aveva messo in guardia i suoi dalle insidie di una gara più complessa di quanto si potesse credere. Si sa, per il Napoli non è mai stato un problema sfoderare grandi prestazioni contro le big. Ma è con le piccole che si fa il salto di qualità. Tenendo la concentrazione sempre alta. Per la verità, il Napoli lo ha fatto solo
per 45 minuti, i secondi ma è bastato per conquistare i tre punti. Sembra ormai una tattica. Come Cassius Clay faceva sfogare gli avversari per poi colpirli senza pietà, cosi’ la banda-Mazzarri. Primo tempo al piccolo trotto. Azzurri lenti e scolastici, senza mai trovare il cambio di passo. Ogni tanto ci prova Lavezzi con iniziative individuali mentre Quagliarella, più di tutti, appare rinfrancato
dalla vittoria con la Juve. Si propone con coraggio e prova giocate spesso difficili; il Napoli ha ritrovato una preziossima fonte di gioco, non ancora il bomber che tanto servirebbe. Il Catania è messo benissimo in campo; il 4-3-3 annunciato si traduce in realtà in un 4-1-4-1, con Biagianti davanti alla difesa e i temibilissimi Martinez e Mascara larghi sulle fasce. Subito in avvio il difensore
argentino Spolli coglie la traversa, poi gli ospiti chiudono tutti gli spazi e per il bolso Napoli della prima frazione segnare è un’utopia. Brillano solo i tre della difesa: Grava in marcatura è il solito mastino, di Cannavaro si è detto, Campagnaro è più che mai un jolly di qualità. Non convince invece Zuniga, quasi svogliato e poco reattivo quando viene chiamato in causa. Di fronte ha un ottimo Bellusci, una specie di Santacroce ma più abile nella spinta, non a caso inseguito dal Napoli in estate. Dopo la mezza vacanza del primo tempo, gli azzurri decidono finalmente di fare sul serio. Assist di Lavezzi, bel velo di Quagliarella e il neo-bomber Cannavaro insacca. Ora si deve chiudere la partita, impresa che raramente riesce a questa squadra. C’è bisogno di fare più gioco sulla sinistra, Mazzarri toglie un ambiguo Zuniga e inserisce Rinaudo, con Campagnaro promosso
fluidificante. Il Toro dimostra tutte le sue qualità: facilità di inserimento, buona corsa e piedi educati. Del resto in Argentina, al Deportivo Moron, giocava esterno alto in un 4-4-2; certe qualità non si dimenticano. Mihajlovic getta invece nella mischia Morimoto per dare man forte a Maxi Lopez. Su un cross di quest’ultimo, Maggio tocca di mano in area, forse involontariamente; tanto basta per scatenare la furia del tecnico serbo, che verrà espulso per proteste. Finisce 1 a 0; la classifica recita ora Palermo 51, Napoli, Sampdoria e Juve 48. Un bel campionato nel campionato. La missione-Champions continua.
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

