HomeSportAmaro Napoli, gol sciupati e rimpianti

Amaro Napoli, gol sciupati e rimpianti

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Calcio brutto alla partenopea. Un pomeriggio di gioco bolso e rimasticato, occasioni buttate alle ortiche e tanti, troppi rimpianti. Addio definitivo ai sogni di gloria, quella gloria chiamata Champions. Il San Paolo, un tempo fabbrica di tre punti, diventa ora traditore. E’ qui che il Napoli ha perso il treno per l’Europa più bella. I numeri certificano impietosamente un passo da retrocessione: in nove gare casalinghe solo undici i punti conquistati. Ci si riempiva la bocca con quel traguardo tanto sbandierato, quarto posto, con la retorica delle finali, delle gare da vincere a tutti i costi. Ma quando mai. Con il Bari ci aveva pensato un Lavezzi mai cosi’ cinico a risolvere la questione. Ieri proprio lui, uscito per infortunio al 25′, dopo un tiraemolla di qualche minuto (continuo? Non continuo?) ha abbandonato gli azzurri, apparsi allo sbando come un vascello senza timoniere. Contro un Cagliari solamente ordinato, il Napoli si è impastoiato in una gara senza sugo né lucidità. Mazzarri assaporava, dopo tempo immemore, l’imbarazzo della scelta, con i vari Santacroce e Dossena nuovamente arruolabili e Maggio recuperato a tempo di record. Il tecnico restaurava quindi il trio difensivo titolare, Campagnaro-Cannavaro-Grava, con Zuniga e il rientrante Aronica sugli esterni. Davanti c’è Denis, in attesa del rientro di Quagliarella, giocatore tutto classe e scatti di nervi. Dall’altra parte a sorpresa fuori Cossu per un robusto 4-4-2, con Lazzari esterno sinistro e Matri-Larrivey di punta. L’avvio di Hamsik è promettente ma sarà solo un fuoco di paglia. Bogliacino rileverà Lavezzi, incappato in una contrattura, non si sa ancora se lieve o no. Con l’ingresso dell’uruguaiano il Napoli diventa ancora più lento, di passo e di idee. Pazienza prova a organizzare la manovra, oscurando Conti ma i suoi lanci hanno esiti alterni; il suo collega Gargano è invece da tempo in debito d’ossigeno. Vedendo arrancare el Mota, grida vendetta l’ostracismo mazzarriano verso Cigarini: se non gioca quando il motorino uruguaiano è sgasato, allora quando? L’unica variante tattica la propone Zuniga: freschezza, doppi passi e qualche bel pallone scodellato in mezzo. La fase difensiva non è il suo forte, si sa ma quando crescerà in concretezza il Napoli avrà una grossa arma in più. Alla pari con Maggio, forse anche meglio.

Nella ripresa i due tecnici provano a rimescolare le carte; Melis cambia coppia d’attacco e inserisce prima il promettente Ragatzu e poi Nenè, Mazzarri punta invece su Dossena e sul redivivo Maggio. Il modulo del Napoli sarà un assurdo 3-6-1, con Zuniga e Bogliacino a sostegno di Denis e il duo Maggio-Hamsik in mediana. Solo caos. Nessuno va in profondità, in avanti el Tanque sembra il primo a non credere nei suoi mezzi. Il decisionista Mazzarri ha deluso nella lettura della gara ma non si può non puntare il dito contro le scelte societarie di gennaio. Tutti i nodi di un mercato di riparazione sbagliato sono venuti inesorabilmente al pettine. Bastava prendere un mediano per far rifiatare Gargano e Pazienza e una punta, considerato che l’allenatore non crede nè in Cigarini nè in Hoffer, nel primo per motivi tattici, nel secondo per inesperienza. Perchè non si è intervenuto? Sampdoria e Palermo hanno ben altro passo, resta solo il duello di piccolo cabotaggio con la Juve. L’Europa League non dovrebbe sfuggire ma arrivare settimi sballerebbe non poco la preparazione estiva. Si giochi per il sorpasso sui bianconeri, poi programmazione. Campagna acquisti mirata, nuovo direttore generale, peso “politico” da irrobustire; mai più disparità di trattamento tra i tifosi azzurri e quelli di altre squadre (nomi a caso: Roma, Lazio …). Sono queste le priorità per la prossima stagione. Per un grande Napoli, serve innanzitutto una grande società.

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