Ed Europa (League) fu. In quel di Verona, nel piccolo quartiere di Chievo, il Napoli festeggia il suo matematico ingresso nella seconda competizione continentale. Imparagonabile per fascino e introiti alla Champions ma pur sempre torneo di tutto rispetto. Una tappa dunque intermedia ma necessaria, in un progetto di crescita graduale come quello della società azzurra. Forse tirerà un mezzo sospiro di sollievo lo stesso De Laurentiis, che in caso di quarto posto avrebbe dovuto investire ben altre risorse nel mercato estivo. Ora invece cosa manca a questa squadra, per dire la sua tanto in campionato quanto nell’ex-Coppa Uefa? Lo si è detto un’infinità di volte, e anche la gara col Chievo lo ha confermato. E’ fin troppo elementare: al Napoli servono come il pane due giocatori, non un esercito. Un centrocampista centrale che unisca quantità e qualità, interdizione e inversione di gioco. Gargano e Pazienza inseguono avversari, mordono caviglie ma non chiedete loro di impostare; è bastato il confronto con un Marcolini o con un Pinzi a palesare i loro impacci tecnici. E poi l’attacco: serve un centravanti che la butti dentro, poche storie. Uno che faccia un gol su due occasioni, non ogni sei, come il pur utile Denis. Utile a far salire la squadra, a lottare sui palloni alti ma scentrato con i piedi. In area di rigore rinverdisce i fasti, si fa per dire, dello sciagurato Egidio, quel Calloni ancora oggi maledetto dai tifosi milanisti.
Il Napoli europeo aiuta inoltre a smentire il teorema di Mazzarri: pochi giocatori, ottimi risultati. Ed invece in tempo utile arriva il ravvedimento del tecnico toscano: ne serviranno 22 per competere su due fronti, tre se contiamo la Coppa Italia. Della pletora di elementi ceduti in prestito o in comproprietà, sono buoni candidati a ritornare in rosa Datolo, come controfigura di Hamsik, forse Contini, che sconta però un feeling non ottimale con l’allenatore e Blasi, la cui sete di riscatto potrebbe rivelarsi assai preziosa. Dove non c’è bisogno di migliorare è nel rendimento esterno. Ben sei le vittorie fuori casa, frutto di una rivoluzione nella mentalità della squadra, e questa è tutta farina del sacco di Mazzarri. Qualcuno ha detto: servirebbe il Napoli di Reja per le partite in casa e quello mazzarriano per le trasferte. Per evitare tale soluzione, potrebbero bastare il centrocampista abile nel palleggio e il bomber. Non lo è ancora Lavezzi e chissà se lo sarà mai ma il suo ottimo girone di ritorno incoraggia speranze in tal senso. Gol, assist e giocate per far dimenticare una prima parte di stagione molto anonima. L’anno prossimo sia quello della consacrazione definitiva, sua e del Napoli. Sampdoria e Palermo hanno goduto dell’esplosione di Pazzini e Miccoli per proporsi in chiave-Champions. Con un Pocho più prolifico e un gran goleador, sarà impossibile non fare altrettanto.
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