HomeSportAl San Paolo Quaglia-bis e le prove del Napoli che verrà

Al San Paolo Quaglia-bis e le prove del Napoli che verrà

PUBBLICITÀ

Prove tecniche di futuro. Contro l’Atalanta Walter Mazzarri prova a disegnare il Napoli che verrà. Tre difensori, quattro centrocampisti, con Hamsik sulla linea dei mediani, tre attaccanti. Responso tattico: squadra da rivedere. Obiettivi raggiunti: sesto posto matematico e preliminari di Europa League definitivamente evitati. Quelli di fine luglio, quelli che sballano la preparazione, con possibili, pesanti ripercussioni sul campionato. E no, il Napoli non poteva permetterselo, vi dice qualcosa la parola Intertoto? Sugli spalti la festa è azzurra, 50mila bandierine sventolano all’unisono. In campo si vedono finalmente i tre moschettieri dell’attacco, Lavezzi-Denis-Quagliarella. Per il primo e l’ultimo sembra il ruolo ideale; il Pocho può essere micidiale con il suo scatto e il suo dribbling negli ultimi 30 metri, Fabio da Castellammare rende meglio da seconda punta. In pratica però non brilla nessuno dei due, con l’argentino voglioso ma assai impreciso tanto in rifinitura quanto al tiro e lo stabiese che partecipa poco al gioco ma si farà sentire, eccome. Due gol da attaccante di razza, il primo con una giocata da biliardo, palo-rete, il secondo di testa su perfetto invito dell’ispirato jolly di casa, Mariano Bogliacino. Convincente la prova di Hamsik; tecnica e controllo di palla di prim’ordine, buona disponibilità al sacrificio, lo slovacco in veste di mediano è un esperimento da ripetere. Si perde qualcosina in termini di inserimenti ma non si può avere tutto. Partita vera comunque solo nel primo tempo; nella ripresa i risultati degli altri campi hanno progressivamente addormentato una gara senza molto altro da dire. Con 90’ di anticipo il Napoli sa già che finirà davanti alla Juve, non accadeva dai tempi del secondo scudetto. Hamsik a 12 reti e Quagliarella a 11 sono gli alfieri azzurri della doppia cifra; per ritrovare un dato simile dobbiamo andare anche qui indietro nel tempo, stagione 1992-93, con il duo Fonseca-Zola, rispettivamente a quota 16 e 12. Numeri importanti dunque ma cosa deve fare ora il Napoli per competere a grandissimi livelli? Non parliamo di scudetto ma di quarto posto, di una lotta-Champions da condurre con convinzione e senza rimpianti. Tre i punti essenziali:
– Mercato. De Laurentiis ha già annunciato i primi colpi. Saranno un difensore centrale mancino, un centrocampista di sostanza e la famosa punta da 20 gol. Bocchetti o Ruiz, Palombo o Inler, Pazzini o Maxi Lopez i migliori sul mercato per età e continuità di rendimento. Dei tanti giocatori sparsi per l’Italia in prestito o in comproprietà non tutti sono da bocciare. Qualcuno potrebbe tornare per fare panchina e permettere così alla società di risparmiare ulteriori esborsi per infoltire la rosa. Meglio spendere bene 30-35 milioni per pochi giocatori, purchè di livello indiscutibile che cifre iperboliche, rischiando di prendere calciatori poco funzionali agli schemi del tecnico.
– Società. Serve un nuovo direttore generale, una persona esperta di amministrazione e non solo di calcio, come ha detto il presidente. Non un factotum alla Marino ma qualcuno che prenda in pugno le redini del club e affianchi Bigon, a cui spetta il delicatissimo ruolo di portare avanti la campagna trasferimenti. Ci ripetiamo: faccia pochi acquisti ma di valore e le giuste cessioni. Assurdo pagare ancora gli esuberi della C.
– Settore giovanile. “Non posso pensare che Empoli e Atalanta abbiano grandi vivai e noi no”, è la dichiarazione sul tema del patron azzurro. E’ tempo ormai di lanciare qualche giovane in prima squadra. Sgomitano i vari Liccardo, Maiello, Insigne. Il futuro sono loro.
Un grande Napoli non si accontenti di finire davanti alla Juve più debole dell’ultimo ventennio. Servono competenza, passione, professionalità per raggiungere grandi traguardi. Il sesto posto sia solo un trampolino di lancio. In bocca al lupo, Ciuccio.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ