Non bastava la fama di presidente mangia-allenatori, ora il patron del Neapolis Mugnano, Mario Moxedano, ha gatte ben più dure da pelare: è stato infatti inibito fino al prossimo 31 luglio. La motivazione addotta dal giudice sportivo, avallata da una relazione dei carabinieri e della Procura Federale, è di quelle destinate a lasciare un segno nel panorama del calcio professionistico italiano. “Al termine della gara con la Paganese – recita il comunicato diramato ieri dalla Lega Pro – colpiva con calci e pugni un proprio tesserato, dopo aver rivolto allo stesso frasi minacciose”. La vittima dell’incredibile aggressione sarebbe il portiere Simone Pettinari, protagonista in negativo con un goffo intervento che ha consentito alla Paganese, di scena al “Vallefuoco” nell’ultimo turno, di aggiudicarsi il derby. Le voci di dentro dello spogliatoio riferiscono di una lite scoppiata subito dopo il triplice fischio dell’arbitro Adduci. Mario Moxedano si sarebbe scagliato contro l’ex estremo difensore dell’Avellino, arrivato lo scorso dicembre alla corte del tecnico Ferazzoli con la formula del prestito. Una ricostruzione contestata dal patron dei biancazzurri, che annuncia anche le proprie dimissioni: “Ancora una volta – spiega – mi trovo costretto a commentare un’ingiustizia. L’altro giorno, al termine della gara, mi sono recato negli spogliatoi per manifestare la rabbia per una partita persa nei minuti finali a causa di un evidentissimo errore del mio portiere. E oggi mi ritrovo squalificato sino al 31 luglio 2012. Ecco perché decido di lasciare il calcio, questo calcio”. L’episodio del post partita con la Paganese segue di qualche mese quello di cui fu protagonista un altro Moxedano, il vicepresidente nonché figlio del patron, Dino, sottoposto alla misura del Daspo in seguito alle concitate fasi del dopopartita con l’Aquila.
Neapolis, il presidente Moxedano inibito fino a luglio
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