Dopo il professore universitario Benitez, il maestro elementare Sarri. Il primo vive in un universo parallelo, ha le sue certezze, vive pensando che siano gli altri, i comuni mortali, a doversi piegare al suo volere. L’altro ha la saggezza popolana, l’umiltà di chi sa di non sapere (la vera saggezza, come ci insegna Socrate), uno che va avanti senza fare voli pindarici di sorta. E che quando trova la quadratura del cerchio non si sogna neanche di provare a fare il fenomeno, ad inventare qualcosa di nuovo per meravigliare il popolo.
Maurizio Sarri non pensa di sperimentare nel futuro nuove soluzioni in attacco. Il reparto offensivo del Napoli va già benissimo così. Il tecnico ribadisce il concetto in conferenza stampa prima della partenza per Bergamo. «Abbiamo numeri straordinari – dice – Abbiamo segnato 53 gol e ne abbiamo subìti 14. Per fare meglio dobbiamo solo vincerle tutte perchè migliorare questi numeri è davvero un’impresa. Per tre mesi succede a tanti, per 5 mesi succede a pochi, per 10 mesi succede a pochissimi». «Al momento – conclude Sarri – non posso che essere contento di ciò che stiamo facendo».
In quel “al momento” c’è il suo segreto. “Al momento” è così, poi se le cose dovessero cambiare si farà qualche correttivo, va fin quando le cose vanno bene non c’è problema. Mi fa sorridere chi si domanda a cosa sia dovuto il passaggio dal 4-3-1-2 al 4-3-3, se sia stata una scelta indotta dal presidente (come lo stesso De Laurentiis ha provato a far credere), o se è stata scelta imposta dalla squadra o dal diesse Giuntoli. La scelta è stata solo ed esclusivamente di Sarri. Il che non vuol dire che non si sia consultato con i giocatori, almeno con quelli più importanti all’interno del gruppo, ed anche col direttore sportivo. Si è consultato (sappiamo con certezza che ne ha parlato in modo esplicito soprattutto con Reina, ma anche Giuntoli ha detto la sua), ma poi la decisione è stata sua. E’ da persona intelligente, da chi ha la saggezza del maestro elementare e “sa di non sapere” sentire tutti, salvo poi decidere in prima persona. Alla fine però la decisione è stata solo ed esclusivamente sua, dopo aver recepito gli input arrivati. Non è stata una prova di debolezza, anzi, Dimostrare di saper ascoltare aumenta la stima dell’interlocutore. Per altro, al di là dei numeri, è senza ombra di dubbio il Napoli di Sarri, che gioca come vuole l’allenatore. Un allenatore che sa ascoltare i giocatori e dai giocatori di conseguenza viene ripagato con dedizione totale.
di Liberato Ferrara su www.persemprenapoli.it

