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La storia di Manuela de Iullis: «Ho il ciclismo nel sangue, la bici è la mia vita»

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Occhi grandi color nocciola, lunghi capelli neri, un sorriso timido e dolcissimo. È il ritratto di Manuela de Iuliis, una ciclista molisana classe ’91 con la faccia pulita da brava ragazza e tratti angelici sotto i quali cela un’indole da guerriera. Avvicinatasi da pochissimo al mondo del ciclismo agonistico, è già entrata tra le professioniste e fa parte della Michela Fanini-Record, una squadra femminile toscana che porta il nome di una campionessa scomparsa in un incidente stradale mentre si allenava in bicicletta. Appassionata di fotografia, Manuela cerca, con ottimi risultati, di coniugare gli impegni agonistici con l’università.

Iniziamo dal principio: parlaci un po’ di te e della tua vita..

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Sono nata il 23 marzo 1991 a Castel di Sangro ma vivo da sempre in Molise e ci tengo moltissimo a dire che sono e mi sento a tutti gli effetti molisana. Il Molise è la mia terra e le sue montagne sono il mio “locus amoenus” dove amo passeggiare. Sono appassionata di fotografia e sono quasi laureata in Scienze Motorie.

Come è nata la tua passione per il ciclismo?

È venuta circa sei anni fa e da allora non mi ha più lasciata. Per un periodo ho seguito mio padre nella sua passione per la MTB, poi un giorno ho provato la bici da corsa ed è arrivato il colpo di fulmine. Infatti ero già grande quando ho iniziato a correre e non ho corso nelle categorie giovanili. Ricordo ancora la mia prima gara: avevo nelle gambe una sola settimana in bici da corsa ma decisi comunque di partecipare ad una medio fondo di circa cento chilometri. Finii la gara stremata con le lacrime di gioia agli occhi. Ero distrutta ma felice, elettrizzata. Fu un’esperienza incredibile. Quelle sensazioni le ricorderò per tutta la vita.

Cosa rappresenta esso per te il ciclismo?

Può sembrare banale ma non lo è: la bici è libertà, solo provando ad andare lontano col cuore leggero e con le proprie gambe si può capire questo concetto. Andare in bici è un modo per provare i tuoi limiti e forzarli. La bici, il ciclismo sono una scuola di vita, si impara a stare con le persone e a conoscerle veramente perché è quando la salita si fa dura e le gambe sono pesanti che capisci chi sei e chi sono le persone che hai vicino in quel momento. Non è solo una questione di mera forza fisica o allenamento, ma di forza di volontà e voglia di non arrendersi mai.

Stai per laurearti in Scienze Motorie, come fai a conciliare la passione con lo studio?

In effetti il ciclismo mi tiene parecchio impegnata. Tutta la settimana passo ore e ore in sella a pedalare e questo mi affatica sia mentalmente che fisicamente. Però sono molto combattiva e, siccome sia il ciclismo che l’università significano molto per me, ci metto tutta me stessa per fare andare bene tutto e fino ad ora sto ottenendo buoni risultati in entrambe le cose.

Come sei entrata tra le professioniste?

Mi sono allenata duramente e quest’anno finalmente mi hanno preso nella Michela Fanini Record. Sono molto orgogliosa perché è una squadra molto titolata, con una società, un gruppo ed un personale tecnico fantastici. Spero di fare buone cose con loro.

Qual è il tuo approccio mentale alle gare?

Cerco sempre di stare calma e concentrata sulla gara, ma l’ansia è la mia peggior nemica. Cerco sempre di partire con determinazione affrontando la paura e il timore di non arrivare in fondo, anche quando sento di non essere al mio meglio. Credo fermamente nel fatto che vincere una gara sia una cosa bellissima, ma la soddisfazione di arrivare sino in fondo su di un percorso difficile è qualcosa di impareggiabile.

Vuoi raccontare ai nostri lettori i tuoi risultati agonistici?

A livello professionistico non ho ancora ottenuto nessun risultato, corro tra le Élite da poco. Quindi per me il 2016 sarà un anno in cui devo mettermi alla prova e vedere se ho le carte per poter fare bene in futuro! Prima di correre in una squadra professionistica praticavo ciclismo solo a livello amatoriale , ottenendo molte vittorie sia nelle GranFondo che MedioFondo, tra cui la più importante nel Campionato Italiano di MedioFondo a Porto Sant’Elpidio, vincendo il tricolore.

Hai incontrato tanti campioni nella tua giovane vita, quali sono stati gli incontri più significativi per te?

Certe emozioni non si possono descrivere, come quelle provate da un tifoso verso il proprio campione, ad esempio. Di campioni ce ne sono tanti e la cosa bella del ciclismo è che il pubblico applaude tutti, dal primo all’ultimo! È normale, poi, avere un debole per qualcuno in particolare. Ad esempio, da tifosa, l’emozione che ho provato grazie a Cadel Evans è stata una delle più belle. Due anni fa, al suo ultimo Giro d’Italia, ho aspettato che scendesse dal pullman per più di un’ora. Quando scese mi sorrise. Posso dire che per un tifoso non c’è nulla di più bello che ricevere un cenno, un saluto o semplicemente un sorriso da parte del suo campione. Tra i miei corridori preferiti c’è anche Ivan Basso, perché mi fa tornare in mente i pomeriggi caldi tra maggio e giugno, quando mio padre guardava il Giro in TV e Radiocorsa ripeteva il suo nome ogni volta che attaccava in salita. Ho avuto l’onore di condividere con lui la scalata di una lunga salita e tra una pedalata e l’altra mi fece capire che, se avessi voluto provare con il ciclismo, avrei potuto farlo. Per ultimo, e non per importanza, c’è Fabian Cancellara, detto Spartacus. il 2016 è il suo ultimo anno da professionista e ogni corsa è sempre un’emozione, poiché l’ultima! Tra le donne senza dubbio la mia preferita è Marianne Vos, la ciclista donna più forte di tutti i tempi, un concentrato di forza, grande determinazione e classe!

Le donne cicliste per legge non sono professioniste, come anche tutte le altre atlete italiane, e che quindi non hanno diritti e agevolazioni e sono costrette ad entrare per esempio nell’esercito per poter avere tutti i diritti di un atleta professionista uomo. Quale appello ti senti di fare alle istituzioni affinché questa situazione migliori?

Nel tempo ci sono stati molti passi in avanti per l’eguaglianza e la parità dei sessi, ma è incredibile che in Italia le atlete non siano ancora riconosciute dal Coni come professioniste. Si parla di una legge che elimini le discriminazioni di genere nel sistema sportivo italiano. Le istituzioni dovrebbero impegnarsi affinché a tutte le donne sia garantita la possibilità di praticare sport alle stesse condizioni degli uomini. Da donna, prima ancora che da atleta, mi sento di dire che: se è vero che lo sport unisce oltre qualsiasi tipo di barriera, allora bisognerebbe riconoscere i diritti di una donna atleta, così come i diritti di qualunque lavoratrice!

Cosa ti senti di dire alle ragazze che come te amano il ciclismo ,e lo sport in generale ,ma che hanno paura di dedicarsi totalmente ad uno sport?

Non bisogna avere paura di avvicinarsi allo sport, sia a livello agonistico o amatoriale. Lo sport è vita! Io purtroppo ho iniziato a 20 anni a praticare ciclismo e solo a 24 anni a praticarlo a livello professionistico, ma non ho avuto la paura di mettermi in gioco, perché per me non c’è nulla di più brutto che restare con il dubbio o con il rimorso di non aver provato a realizzare un sogno! Se si desidera davvero una cosa bisogna fare il possibile per ottenerla o per renderla reale, senza paure! La bicicletta, come lo sport in generale, insegna cos’è la fatica e ti dà la possibilità di metterti alla prova sia fisicamente che mentalmente. Impari a dosare le forze, a tirare fuori il carattere, perché pedalano si impara ad approcciarsi alla vita in modo diverso, con lo spirito di un ciclista, che non si arrende nemmeno davanti alla salita più dura!

Ci sono persone in particolare che vuoi ringraziare o a cui vuoi rivolgere un saluto particolare?

Le persone che vorrei ringraziare sono prima di tutto i miei genitori, che mi sostengono sempre ad ogni step della mia vita. A volte questa è una cosa che diamo per scontata perché loro ci sono sempre, ma quello che fanno ha davvero dell’eccezionale. Continuando vorrei ringraziare Il mio primo preparatore sportivo, Massimo, che in due anni mi ha insegnato tanto, mi ha seguita con passione ed impegno, contribuendo a raggiungere traguardi che pensavo fossero impossibili. Ringrazio diversi amici, uno in particolare, che ,oltre a supportarmi, è sempre presente e mi ricorda che non devo mai arrendermi. Ringrazio la mia nuova squadra: le ragazze, dalle quali sto imparando tanto , il presidente e il direttore sportivo, che credono in me e mi stanno dando una grande opportunità.

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