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FOOTBALL LEAGUE: LA MITICA FA CUP
Per i club inglesi vincerla è come una laurea

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LONDRA. La FA Cup, la più antica competizione calcistica europea è di sicuro la più affascinante ed avvincente di tutte le coppe nazionali. Innanzitutto perchè vi partecipano tutte le società calcistiche d’Inghilterra, dalla squadretta del pub all’angolo fino alle plurivincitrici di campionati e coppe. Nei turni preliminari che cominciano dai primi di luglio, si affacciano alla ribalta del calcio britannico tante piccole realtà di provincia che a volte riescono a compiere veri e propri miracoli calcistici. E’ questo il caso dei cosiddetti “giant-killer” ( le squadre “ammazzagrandi” ), ovvero di formazioni che militano nelle serie minori inglesi e che riescono nel loro cammino in coppa ad eliminare club di Premier League o di League Championship ( rispettivamente la serie A e B d’oltremanica). Durante i 150 anni di storia della competizione, casi di giant-killing si sono verificati molte volte. L’avvenimento che più di tutti viene ricordato è senza dubbio l’eliminazione nella FA Cup del 1989 del Crystal Palace per mano dei dilettanti del Sutton United. La squadra londinese, allora in Premier League, venne sorprendentemente eliminata al primo turno da un undici composto per lo più da operai, impiegati e studenti. Il risultato fu ancora più eclatante se si considera che il Palace era la detentrice della coppa, avendola vinta l’anno precedente nella finalissima del Wembley Stadium.
Ci sono poi addirittura squadre specializzate nell’abbattere le superpotenze pallonare, come ad esempio lo Yeovil Town, che è riuscito a buttare fuori dal tabellone principale una squadra delle prime divisioni ben otto volte.

La FA Cup è anche una vetrina importante per le piccole realtà calcistiche, perchè fin dai primi turni preliminari, nomina il “man of the round”, ovvero il calciatore che più si è distinto nell’ultimo turno e partecipano a questa elezione tutti i visitatori del sito internet della federazione inglese di calcio ( tra i più visitati al mondo) e per una settimana il nome di uno sconosciuto attaccante o centrocampista dilettante può essere noto a milioni di appassionati di calcio. A questo poi va aggiunto il valore “sociale” del premio: infatti la federazione di football inglese dona alla squadra di appartenenza e alle scuole calcio della comunità circostante, materiale sportivo e premi in danaro messi a disposizionei dagli sponsor della manifestazione.

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Un’altra bella favola è stata sicuramente quella del Bath FC nel 2002, la squadra dell’università della piccola cittadina affacciata sul canale della Manica, famosa per essere ricoradata nell’Order of Bath ( letteralmente l’ordine del Bagno, un riconoscimento ufficiale della corona britannica equiparabile al nostro cavallierato). I Blues, così chiamati per il colore blu scuro delle loro casacche, non partecipavano in quell’anno a nessun campionato ufficiale, ma portarono le giuste credenziali per iscriversi alla coppa nazionale, ovvero di disporre di uno stadio di almeno mille posti a sedere e di poter coprire i costi fianziari di organizzazione delle partite. Iscrittisi al primo turno preliminare, gli universitari riuscironoa superarne altri quattro e ad essere ai nastri di partenza del primo turno ufficiale della coppa nazionale, dove entrano in tabellone le squadre professionistiche. Fautore di questa cavalcata fu il centravanti della formazione, l’italianissimo Giuseppe Sorbara, di professione panettiere e bomber per passione. La favola si fermò poi contro il Mansfield Town che era allora in Third Division ( la nostra C2) che sconfisse il Bath per 4 a 2 in trasferta. Soddisfazione ulteriore per i Blues fu vedere la propria storia su tutti i maggiori quotidiani inglesi e anche stranieri.

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