Imprenditore di Mugnano ammazzato a Quarto dai Polverino, pentiti pronti a raccontare tutto

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Il 14 giugno sarà una data decisiva per il processo dell’omicidio Amelio. Saranno infatti ascoltati i collaboratori di giustizia, tra cui Roberto Perrone e Gaetano d’Ausilio, i quali dovranno fare luce sul delitto dell’imprenditore di Mugnano per il quale sono alla sbarra
boss Giuseppe Polverino, Claudio Di Biase, Salvatore Cammarota e Salvatore Liccardi, Salvatore Simioli. Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Luca Gili, Stefano Sorrentino, Esposito Fariello, Anna Maria Branca.

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Enrico Amelio non doveva essere ucciso, ma quella ‘lezione’ che il clan voleva impartirgli si trasformò in un omicidio. Fu Gaetano D’Ausilio, pentito del clan Polverino di Marano, a svelare agli investigatori tutti i retroscena dell’omicidio dell’imprenditore edile. Secondo il racconto del pentito, il killer che sparò 4 volte contro l’imprenditore edile sarebbe stato Claudio De Biase, mentre gli specchiettisti che attirarono nella trappola al corso Italia quel martedì sera Amelio sarebbero stati Salvatore Liccardi “Pataniello” e lo stesso Gaetano D’Ausilio. Enrico Amelio era andato a trovare lo zio Leonardo, quando fu avvicinato nei pressi della scuola media statale “Piero Gobetti”: il killer arrivò a pochi passi da lui e sparò tre colpi alla gamba destra e uno solo alla gamba sinistra. Quella pistolettata, però, recise la femorale e l’imprenditore morì dopo un’ora di agonia nella rianimazione dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli.
Per tutti loro l’accusa è stata di concorso in omicidio perla morte dell’imprenditore edile Enrico Amelio, morto a seguito di quel raid. L’agguato si consumò il 10 ottobre del 2006. L’imprenditore edile, poco dopo le 19, stava transitando sul corso Italia a Quarto subito dopo aver lasciato l’abitazione del cognato. Proprio in quel momento due sicari in sella a uno scooter piombarono sulla scena, lo affiancarono ed esplosero al suo indirizzo quattro colpi di pistola. Tre dei quattro proiettili lo raggiunsero alla gamba destra, il quarto alla gamba sinistra. La ferita più grave fu quella all’arteria femorale. L’enorme perdita di sangue e l’infarto sopraggiunto nei minuti successivi, durante il trasporto all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, provocò la morte dell’uomo.

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