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Tentato il furto della reliquia


Tentano il furto della reliquia di san Feliciano da una cappella privata, ma non riescono a portare a termine la loro opera, forse disturbati da qualche rumore. I ladri hanno scassinato con la fiamma ossidrica la porta blindata all’ingresso della cappella gentilizia al piano terra di palazzo Palumbo, in piazza Matteotti. Hanno avuto tutto il tempo di spaccare il vetro che conserva la reliquia del santo, posto sotto un altare, e di smontare dalla parete il quadro raffigurante la Madonna Addolorata, di scuola settecentesca, a cui è dedicata la piccola chiesa. Poi, il loro lavoro deve essere stato disturbato da qualcosa e si sono dileguati nel nulla, portandosi appresso un crocifisso ligneo e un cassettone del 1700. La reliquia è stata trasferita a Giugliano dalla famiglia dei principi Colonna di Stigliano nel 1795 e, dopo anni di abbandono, si parlava proprio in queste settimane di ristrutturare la cappella per riaprirla al pubblico. Proprio questo potrebbe aver attirato i trafficanti d’arte. L’allarme è stato lanciato ieri mattina, alle 8, dal custode del condominio. Sul posto gli agenti del commissariato di polizia, diretto dal vicequestore Pasquale De Lorenzo, hanno ritrovato gli arnesi per il colpo: uno scalpello, un cacciavite di venti centimetri, utilizzato per scardinare alcune tavole di legno a protezione della porta. Poi un secchio di plastica ancora con tracce d’acqua, probabilmente utilizzato per raffreddare la serratura manomessa. È possibile che il cancello esterno possa essere stato aperto dall’interno per fare spazio ad un furgoncino. Si ipotizza che uno dei ladri sia entrato dai giardini sul retro o si sia calato dai tetti di uno dei palazzi che si affaccia nell’antica corte. La banda doveva essere attrezzata anche con una scala, alta almeno tre metri, per poter disattivare il sensore della luce nelle scale che si accende ogni qualvolta registra una presenza. Le associazioni lanciano l’allarme. «È difficile proteggere il nostro patrimonio artistico. Ora stiamo cercando – dice Francesco Pianese, dell’Iise – con grandi sforzi di conservare adeguatamente i reperti rimasti nella cappella». Una curiosità. «Fin dalla metà del 1700- dice lo storico Emmanuele Coppola- la cappella veniva aperta una volta l’anno per consentire ai fedeli di celebrare il culto di San Feliciano. Leggenda dice che puntualmente era una giornata di vento, tanto è vero che il santo veniva detto “del vento”. Stesse condizioni climatiche della notte del furto». Per un furto d’arte non riuscito, a Giugliano ne sono andati a segno tantissimi altri. L’ultimo nella chiesa di santa Sofia, nella stessa piazza di palazzo Palumbo: a settembre scorso sparì nel bel mezzo dei festeggiamenti settembrini in onore del santo patrono, un frammento osseo di San Giuliano martire, non ancora ritrovato. Ma in passato la stessa chiesa è stata saccheggiata di molte opere preziose. Puttini e quadri sono spariti anche dalle chiese di sant’Anna e di san Nicola e dalla ex Concezioniste.


TONIA LIMATOLA – IL MATTINO 08/07/2006

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