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mercoledì, Maggio 18, 2022
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OMICIDIO CISSE, UDIENZA AD OTTOBRE: INDAGATO CARABINIERE DI GIUGLIANO


Soltanto il 2 ottobre sapremo se ci sarà un processo per l’omicidio di Mohamed Khaira Cisse, il trentatreenne africano della Guinea ucciso il 6 giugno 2003 da due colpi di pistola sparati da un carabiniere arrivato con un collega ad Arzano, a casa di Kadiatou Cisse, la sorella di Mohamed, per accompagnarlo con il 118 in ospedale perché le sue condizioni, dopo giorni di digiuno e depressione, erano diventate molto gravi.
Le indagini sull’omicidio vennero assegnate al pm Luigi Santulli che nel marzo 2005 chiese l’archiviazione dell’inchiesta, richiesta respinta dal gip Giuseppe Ciampa, che impose una proroga delle indagini. Anche sulla scorta

delle relazioni del medico legale Massimo Esposito e del perito balistico Pietro Del Beato, il primo dicembre Santulli ha rinnovato la richiesta di archiviazione, facendo proprie le tesi dell’avvocato Antimo D’Alterio, difensore del carabiniere indagato, che

sosteneva la legittima difesa del militare aggredito da Cisse con un coltello. Contro l’archiviazione hanno presentato opposizione gli avvocati Mario Fortunato e Luca Raviele, legali della sorella di Cisse, che il 21 gennaio hanno depositato la perizia di parte firmata dal medico legale Antonio Palmieri.
Dopo l’udienza camerale tenuta il 24 gennaio il giudice Ciampa ha sciolto la riserva depositando il 7 febbraio la sua ordinanza, con la quale “rigetta la richiesta di archiviazione e dispone che il pm entro dieci giorni eserciti l’azione penale formulando l’imputazione a carico di Cerqua Antonio (il carabiniere che ha sparato i due colpi di pistola, ndr) per il reato di omicidio per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi per legittima difesa”.
All’imputazione coatta nei confronti del carabiniere Cerqua il gip è arrivato attraverso una serie di passaggi articolati e argomentati. Il primo: “Sono rimasti dubbi, – scrive Ciampa nell’ordinanza – sia quanto alla effettiva disponibilità di un coltello da parte della vittima, sia quanto all’individuazione dello stesso (coltello, ndr) in quello successivamente repertato. I predetti dubbi non sono stati fugati nè sul terreno dichiarativo, né su quello tecnico”. Il secondo:

“L’unico dato oggettivo è che non risulta recuperato alcun coltello che possa ritenersi, quanto meno con giudizio di probabilità, essere nella disponibilità della vittima”. Il terzo passaggio: “Mancano dati rassicuranti per ritenere che quello sequestrato il giorno successivo in

cucina sia lo stesso che si assume nella disponibilità della vittima permanendo contrasto tra la versione dell’indagato e quella dei familiari della parte lesa, non fugata dall’indagine dattiloscopiae dall’esito negativo delle tracce di sangue”.
Il gip non risparmia notazioni critiche sul comportamento dei due carabinieri: “Rimane singolare e dunque improbabile la circostanza che gli stessi militari non abbiano provveduto a sequestrare il coltello, tanto più che, come riferito dallo Iacolare (il secondo carabiniere, ndr) l’arma era finita fuori dall’abitazione a seguito del calcio dato dal Carabiniere alla mano della vittima che lo teneva ancora in pugno nonostante fosse caduto riverso all’indietro perché colpito da un colpo di arma da fuoco”. Aggiunge: “L’ipotesi implicitamente formulata secondo la quale il coltello sarebbe stato successivamente recuperato dai familiari fuori dall’abitazione ed occultato nella cucina, oltre che indimostrata è scarsamente credibile sotto il profilo logico”. E conclude: “Quanto poi alla dinamica dell’azione che condusse all’evento la stessa è stata ricostruita dando prevalenza a quanto indicato dall’indagato e dal suo collega presenti con la vittima sul luogo del reato”.
Stronca poi la perizia chiesta dalla procura: “L’indagine effettuata dal consulente del p.m. appare frettolosa, superficiale e poco chiara sia nel metodo che nelle conclusioni. Essa è stata efficacemente confutata dalla

consulenza allegata dall’opponente (Kadiatou Cisse, ndr)”. E precisa: “Criticabile è il dato di partenza che prende spunto dai verbali delle dichiarazioni, piuttosto che dall’analisi delle lesioni per comprendere le traiettorie dei proiettili”.
Porta via quindi un altro

mattone dalla costruzione dei due militari: “E’ stato evidenziato dallo stesso consulente del p. m., oltre che da quello dell’opponente, che entrambi i colpi furono esplosi con direzione obliqua e dall’alto verso il basso, circostanza che sembra smentire la ricostruzione del Cerqua e dello Iacolare. Se tale dato fosse veritiero la vittima non era, probabilmente, in piedi armato, ma si trovava in posizione sottoposta al Cerqua, ancora allettato su un fianco, ovvero stava cercando di alzarsi su invito del carabiniere”.
Il pm Santulli ha dato seguito all’ordinanza del giudice Ciampa formulando il capo di imputazione nei confronti del carabiniere e viene fissata l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Todisco. Il 9 giugno, con pm d’udienza Mario Di Iorio, Todisco è stato costretto a rinviare al 2 ottobre a causa di un difetto nelle notifiche. Il rinvio ha, per ora, impedito all’avvocato Armando Grassitelli di chiedere la costituzione di parte civile per Legambiente, l’associazione guidata in Campania da Michele Buonomo, che sulla vicenda Cisse, insieme ad altri gruppi e associazioni, è intervenuta il 7 giugno del 2003 con un documento molto duro intitolato ‘Sos urgente: giustizia per la morte di un innocente’, firmato da Giulia Casella e Maria Antonietta Rozzera.



IUSTITIA

http://www.iustitia.it/26_giugno_06/documenti/apertura.htm

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