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lunedì, Maggio 16, 2022
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Appicca il fuoco al negozio, muore nel rogo


Una scarpa da ginnastica tra le travi annerite, le mura divelte, le bottiglie di shampoo e di acqua minerale: il corpo di Vincenzo Mascetta, 39 anni, ucciso dalla deflagrazione che lui stesso aveva provocato, è già stato portato via e ora carabinieri e vigili del fuoco si affannano all’interno del supermercato Crai per capire come un piccolo pregiudicato sia finito così, soffocato dalle fiamme nel negozio di proprietà dei suoi parenti. L’allarme ieri notte intorno all’una e trenta: i vicini hanno sentito l’esplosione che ha semidistrutto il supermercato Crai (in via Garibaldi) di proprietà di P. B. zia di Vincenzo e moglie di N.M. che gestiva l’esercizio, e che ieri si trovava in vacanza a Rimini, e hanno dato l’allarme. Quando sono arrivati i carabinieri della compagnia di Casoria guidati dal capitano Paolo Cambieri hanno trovato il corpo di Miscetta riverso sul pavimento, in tasca le chiavi del supermercato. Il cadavere non presentava estese bruciature, perciò secondo i carabinieri l’uomo potrebbe essere morto per soffocamento (ma le cause del decesso verranno stabilite con certezza dopo l’autopsia) dopo essere entrato nel negozio, aver cosparso il pavimento con venti litri di liquido infiammabile e avervi dato fuoco. La deflagrazione potrebbe averlo fatto sbattere a terra e il fumo gli avrebbe reso impossibile trovare l’uscita. Mascetta, 39 anni, sposato, padre di due bambini, era andato a lavorare al nord come muratore, poi nel febbraio dello scorso anno era stato arrestato per ricettazione: doveva espiare un residuo di pena di due anno e mezzo. Ma il 7 luglio era uscito dal carcere di Pescara dove fino a quel momento aveva scontato la condanna. Gli amici del circolo Maria Santissima del Carmine che ieri sera avevano passato la serata con lui a giocare a carte raccontano: «Sembrava tranquillo, nulla poteva far presagire quello che poi è successo». Mario, lo zio del ragazzo, spiega: «Vincenzo aveva intenzione di tornare a lavorare al Nord perché ad Arzano non riusciva a trovare una sistemazione. Prima, però, voleva raggiungere la famiglia che sta trascorrendo le vacanze sul litorale domizio». Ma non è andata così: gli inquirenti che in un primo momento avevano privilegiato la pista del racket, dopo aver accertato il rapporto di parentela tra la vittima e il proprietario dell’esercizio commerciale, non escludono alcuna ipotesi e stanno verificando se il negozio fosse assicurato e quale fosse la situazione economica del gestore che ha anche un commercio di tessuti. Le indagini sono state affidate al pubblico ministero di turno, Clelia Mancuso.



DANIELA DE CRESCENZO







«Ho sentito le sue grida di aiuto ma il fumo mi ha impedito di salvarlo»



di MARCO DI CATERINO


Arzano.
«Ci ha svegliato un boato spaventoso. Mia moglie, io e i miei tre figli, siamo scesi nel cortile per scappare. Ma era pieno di calcinacci, fiamme e fumo nero che bloccava il respiro. Ho sentito distintamente qualcuno lamentarsi e chiedere aiuto dall’interno del negozio. E allora ho cercato di entrare nel locale più di una volta per tirare fuori quel poveraccio, ma mi sono sentito male a causa del fumo. Quando sono risalito sono riuscito a mettere in salvo la mia famiglia fuggendo dai tetti»: un racconto drammatico quello di Salvatore Annicelli, uno dei residenti nel piccolo condominio di via Garibaldi, dove l’altra notte è stato distrutto dalle fiamme il supermarket Crai, e nel quale è morto per asfissia Vincenzo Mascetta, «Non riesco a dimenticare quella voce. Era carica di paura e terrore. Era la voce di una persona, che sa di stare morendo», spiega Salvatore Annicelli, ancora in evidente stato di chock, mentre fuma nervosamente una sigaretta dietro l’altra. Fuori al negozio c’è una piccola folla silenziosa, e l’odore di detersivi e quello di plastica bruciata è davvero insopportabile. Sui muri i segni dell’ inferno scoppiato la notte scorsa. Nelle espressioni dei sopravvissuti, la consepevolezza di essere stati miracolati. «É stata una notte di inferno», racconta l’avvocato Giuseppe Rocco, che abita proprio di fronte al negozio, e a cui i componenti dei tre nuclei familiari che abitano proprio sul supermercato e sono rimasti bloccati dalle fiamme e assediati dal fumo, devono la vita. «Mi sono reso subito conto che, quelle persone non avevano una via di fuga.Il passo carraio del condominio era bloccato dai detriti e dalle fiamme. E allora sono salito fino al solaio della palazzina adiacente al luogo dell’incendio. Qui insieme ad altri vicini, abbiamo sfondato un piccolo cancello che divide i due solai che sono praticamente attaccati. Per fortuna, siamo arrivati appena in tempo e le tre famiglie si sono potute mettere in salvo, sbucando dalla nube nera del fumo, che aveva invaso anche la tromba delle loro scale».




IL MATTINO 19 AGOSTO 2006

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