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sabato, Maggio 21, 2022
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E DOPO IL ROGO SCATTANO I CONTROLLI. IL SINDACO: SARANNO ANALISI APPROFONDITE


Da oggi le centraline mobili installate dall’Arpac monitoreranno le conseguenze sulla salute dell’aria dell’incendio scoppiato all’interno dell’impianto di cdr. Il fumo ha appestato l’aria per ore, ma i residenti ci hanno fatto quasi l’abitudine anche se non hanno intenzione di rassegnarsi a questo destino. Per tanti un incendio nella zona Asi non fa neanche più notizia. Da anni, purtroppo, i focolai fanno parte della cartolina: una volta a prendere fuoco sono i rifiuti scaricati illegalmente all’interno del perimetro, un’altra sono le pile di gomme d’auto rubate ed abbandonate nelle tante aree disponibili. Quello di sabato è il terzo incendio scoppiato all’interno dell’impianto di Cdr nel giro di un anno e mezzo; mentre tre anni fa presero fuoco centinaia di ecoballe in un altro sito vicino. Insomma, residenti e amministratori non dormono sonni tranquilli. Così quando sabato pomeriggio i tecnici dell’Arpac hanno certificato la non pericolosità delle emissioni, l’episodio non è stato archiviato. Il sindaco Francesco Tagliatatela, che ha seguito da vicino le operazioni di spegnimento e i sopralluoghi, ha preteso l’installazione delle centraline. «Ho verificato io stesso che il fumo, sebbene fosse bianco, era pesante e si concentrava a ridosso delle abitazioni – dice il primo cittadino – In un territorio altamente stressato come questo, non è possibile agire con superficialità. Abbiamo preteso analisi più approfondite: in gioco c’è la salute di migliaia di cittadini». A ridosso dell’area Asi vivono duemila famiglie e a pochi passi si trovano i centri abitati di Qualiano e Villaricca. Comuni con i quali si condivide anche la battaglia contro l’attivazione di una discarica, l’ennesima, in via Ripuaria. Si protesta dall’11 luglio e i manifestanti non hanno mollato la presa nemmeno a ferragosto, nonostante operai e automezzi del commissariato di governo fossero in vacanza. Il presidio davanti all’ex cava di pozzolana, destinata ad accogliere gli scarti della lavorazione del cdr, va avanti grazie ad un’organizzazione scientifica e a nuove forze: ora in prima linea ci sono anche i contadini che non hanno preso bene l’esproprio dei frutteti sul perimetro della cava, necessari per realizzare la cosiddetta fascia di sicurezza. Tutto questo in attesa dell’incontro in prefettura, fissato per lunedì 28 agosto, col direttore generale del ministero dell’ambiente. Si cerca una via d’uscita. L’appuntamento è stato strappato al ministro Pecoraro Scanio dai sindaci di Giugliano, Qualiano e Villaricca a conclusione di una trasferta al ministero. L’incontro romano ha prodotto un nulla di fatto sulla sospensione dei lavori in corso e i sindaci l’avevano messo in preventivo, conoscendo bene lo strapotere del commissariato di governo, ma hanno comunque strappato la promessa che il governo stanzierà le risorse necessarie per avviare il monitoraggio del territorio e la messa in sicurezza dei numerosi sversatoi già esistenti, legali e non. Un passo in avanti anche per la dichiarazione di disastro ambientale. «Apprezziamo l’impegno del ministro: bisogna dichiarare incompatibili la presenza di altre strutture per lo smaltimento dei rifiuti su questo territorio – dicono gli amministratori comunali – Quest’area non ne può più e noi continueremo a protestare in maniera pacifica e civile».



TONIA LIMATOLA – IL MATTINO 21 AGOSTO 2006

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