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CALCIO, SERIE B: GLI AZZURRI NON VANNO OLTRE UNO STRIMINZITO ZERO A ZERO

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Un brutto Napoli non va al di là di uno striminzito zero a zero al San Paolo contro una delle formazioni più in forma del torneo: il Vicenza di Angelo Gregucci.
La squadra di Reya, dimezzata dalla squalifica di tutto il pacchetto arretrato, Cannavaro, Maldonado e Domizzi, rimpiazzati da Grava, Giubilato e Savini con Garics e Rullo esterni, e con Amodio al posto dell’infortunato Gatti, gioca poco e male, affidandosi, ostinatamente, ad improbabili lanci lunghi per le sponde mai azzeccate prima di Bucchi e poi di Sosa nella ripresa, Calaiò e De Zerbi non hanno i giusti rifornimenti da un centrocampo senza filtro e sempre nelle redini vicentine, tanto che le punte azzurre non vedono mai la porta. Nel finale, quando il Vicenza perde la sua vivacità che l’aveva contraddistinto per almeno ottanta minuti, gli azzurri si giocano la carta del cuore e del fattore C, il primo c’è, il secondo un po’ meno, perché all’86’, dopo la spericolata uscita di Zancopè, Trotta ha sulla testa il pallone dei tre punti ma la sua incornata finisce fuori con la porta vuota. Il Vicenza, invece, che ha dalla sua un ruolino di marcia eccellente da gennaio in poi, risulta essere più tonico e spavaldo, soprattutto grazie alla vena artistica dei suoi ragazzi terribili, Padoin, Paonessa e Foti che alle spalle dell’ultimo re di Napoli Stefan Schwoch, mandano in crisi il centrocampo azzurro, i rifornimenti per l’ex bomber partenopeo sono comunque esigui data l’ottima prova dei tre centrali di difesa napoletani che chiudono bene tutti i varchi, l’unica volta che il capitano veneto trova lo spazio per il tiro, dopo appena 10’, conclude debolmente nelle braccia di Iezzo.
La partita, che alla vigilia prometteva spettacolo, finisce cosi come era iniziata. I giocatori in campo hanno la giusta intensità soltanto per una parte del primo tempo, poi man mano affiora la stanchezza e di emozioni non se ne vedono ma gli assordanti fischi del San Paolo sono probabilmente ingenerosi, dato che le colpe dello spettacolo mal riuscito non sono sicuramente tutte da imputare ai giocatori, ma più tosto a chi decide di far giocare le partite a distanza di due o tre giorni.

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