La retrocessione del Giugliano nei Dilettanti ha spento l’entusiasmo dei tifosi; nelle vie della città e presso i club organizzati non si vedono più ne vessilli ne bandiere gialloblu. Esiste per ora solo l’amore recondito dei pochi affezionati, che non perdono occasione nei bar e nei luoghi di ritrovo, di spendere due parole sull’amaro evento abbattutosi su tutti gli appassionati: il ritorno in serie D della squadra giuglianese dopo nove anni ininterrotti di professionismo, e la relativa distribuzione delle colpe. Certo, il campionato si è chiuso solo un paio di settimane fa, e ancora debbono disputarsi gli spareggi promozione e quelli per la salvezza, quindi il fatto è ancora caldo e la memoria ancora viva, ma per ora la polemica che ha investito tifo e società non accenna a placarsi. Per i primi il maggior responsabile della retrocessione è senza dubbio il patron Poziello, e non tanto per non aver allestito una squadra competitiva, cosa che a luglio 2006 fu messa ampiamente in preventivo, dato che gli stessi tifosi organizzati diedero una grande mano nel coinvolgere i circa quattrocento nuovi abbonati, che sposarono l’idea di aiutare il club che era e che è in chiara difficoltà economica, ma per aver imposto ai tifosi stessi la scelta di mister Antonio Porta dopo le dimissioni di Gargiulo, Porta inviso a tutti i sostenitori e ideatori della promozione “palla al centro”, dopo la parentesi di due stagioni fa, quando cioè quando fu portato a Giugliano dal direttore Maglione, entrambi protagonisti di feroci polemiche con i tifosi, nonostante i play off conquistati dalla squadra. La colpa dell’allenatore procedano fu quella di non dare grande peso all’esigenze del tifo, che individuò in lui la classica testa di legno a copertura del diggì, e che non perdonò la successiva scelta dell’allenatore che andò via scegliendo Potenza solo per denaro. Storie vecchie e nuove, dapprima sepolte e che poi tornarono alla mente a novembre scorso, quando Poziello, con la squadra ultima in classifica con Gargiulo, richiamò Porta per cercare di evitare quello che poi sarebbe successo. Subito i tifosi, che presero la cosa come uno sgarbo personale, si allontanarono dalla squadra, assistendo poi da lontano al resto del disastroso torneo. Ora, nonostante che gli stessi si siano liberati di Porta, non vogliono più nemmeno Poziello e Vitello, giurando di non tornare più al De Cristofaro se questi non si faranno da parte. E la cosa dovrebbe pure maturare, perché nel frattempo la società si è detta dimissionaria e fuori dai giochi, consegnando di fatto il titolo sportivo al sindaco, che ora ha la responsabilità di dare continuità al calcio a Giugliano. Ma riuscirà il primo cittadino Francesco Tagliatatela, che ha già moltissimi problemi di suo nel gestire una città difficile come Giugliano, a trovare nuovi imprenditori interessati al calcio?
GIUGLIANO: SI SPEGNE L’ENTUSIASMO CALCISTICO. INIZIA UN NUOVO CICLO
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