Assalto al bar di Verona 'Oro Bianco', assolti 31 tifosi del Napoli
Assalto al bar di Verona 'Oro Bianco', assolti 31 tifosi del Napoli

Sono stati tutti assolti, dal giudice monocratico Alessia Silvi di Verona, i 31 tifosi del Napoli ritenuti responsabili di avere assaltato il bar “Oro Bianco” il 6 novembre del 2017, prima della gara di serie A Chievo-Napoli. Gli imputati, per la maggior parte difesi dall’avvocato Emilio Coppola, rispondevano, tra l’altro, di danneggiamento e di violenza privata dall’uso delle armi.

L’istruttoria si è basata sui tabulati e sulle localizzazioni dei cellulari oltre che dai video forniti da taxisti e bar. Gli inquirenti, che hanno chiesto pene fino a tre anni di reclusione per i recidivi, ritenevano che il bar, di proprietà di Alan Ceruti, fosse stato oggetto di un assalto organizzato dal gruppo ultrà NISS (“Niente Incontri Solo Scontri).
Sono una ventina gli imputati difesi da Coppola, i restanti invece sono stati rappresentati dagli avvocati Giuseppe Milazzo, Alfonso Tatarano e Davide Fico. Il caso finì anche in Parlamento con una interrogazione rivolta al Ministro degli Interni dell’epoca Marco Minniti.

Il raid al bar Oro Bianco 

Il raid era scattato intorno alle 14:34 di quella domenica, con 9 mezzi che bloccavano la viabilità del Corso mentre buona parte degli occupanti era scesa dall’auto per sfondare i vetri del locale, utilizzando sedie e tavoli presenti all’esterno e provocando momenti di grande paura per i clienti presenti che si sono barricati all’interno. Un raid durato circa 4 minuti, al quale hanno assistito alcuni veronesi, tra cui un padre e suo figlio che stavano passeggiando nella zona: il ragazzo a quel punto ha estratto il cellulare per filmare la scena, ma da una delle auto è sceso un minore di 14 anni con l’intento di impedirgli di riprendere. Il genitore però non ha permesso al giovane partenopeo di intervenire e lo ha spinto via: questi poi si sarebbe rivolto agli altri membri del gruppo, facendo presente che erano stati ripresi, ma la necessità di andarsene prima dell’arrivo della Polizia era prioritaria, così si sono allontanati facendo perdere le proprie tracce in direzione di Castelvecchio e Porta Palio.

LE RICERCHE – Le indagini della Digos scaligera, coordinate dal Sostituto Procuratore Beatrice Zanotti, sono scattate immediatamente. Grazie ai racconti dei testimoni sono stati ricostruiti quei momenti di assurda violenza, secondo i quali i facinorosi sarebbero stati muniti di spranghe e mazze, mentre qualcuno avrebbe anche visto spuntare un coltello (fatto, quest’ultimo, non provato dalle forze dell’ordine). Alcuni ultras inoltre in precedenza erano stati avvistati per le vie del centro cittadino, all’interno del Caffé Duchi di via Leoni e in quello di corso Portoni Borsari.
Sono stati quindi acquisiti tutti i filmati delle telecamere cittadine, dei varchi Ztl, degli enti privati e anche quelle dei tassisti rimasti bloccati nei momenti del raid di corso Cavour. Nonostante questo, l’attività investigativa si è subito presentata come tutt’altro che facile, visto che il luogo in cui è avvenuto l’episodio non è ben coperto dagli “occhi elettronici” cittadini, con presente solo quello della vicina Banca d’Italia: gli inquirenti hanno dovuto quindi partire a ritroso per risalire all’identità dei responsabili.

 

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