Bimbo fuori squadra a Torre del Greco, l’istruttore: “Tutte bugie, è una pagliacciata”

“Esistono delle regole, dei tempi e soprattutto dei modi che vanno rispettati!
La prevaricazione e la prepotenza non possono interferire nelle scelte di un’associazione! Vostro figlio non merita di finire nel bel mezzo della pagliacciata che avete creato! Non merita di dover subire la vostra esaltazione!”. A scrivere queste parole è Giuseppe Iannaco, collaboratore della scuola calcio finita al centro delle polemiche in seguito alle proteste della madre di un giovane atleta che, a detta della donna, sarebbe stato oggetto di discriminazione. “Ho voluto richiamare l’attenzione dei dirigenti e degli altri genitori – ha detto la donna – anche perché sono stanca dei silenzi attorno a questa vicenda, che ritengo ingiustificabile se rapportata all’età dei ragazzini”

ha deciso di protestare fino ad arrivare ad affiggere alcuni striscioni all’esterno della sede del sodalizio sportivo. Il fatto si è verificato a Torre del Greco.

In un lungo post su Facebook, poi, un collaboratore della scuola calcio ha smentito, punto per punto, le affermazioni fatte dalla donna.

Una delle accuse della madre del bambino è che il giovane non venisse mai convocato. “Completamente falso – dice l’istruttore – Il ragazzino, un 2012 (quasi 8 anni e non 6 come riportato sul giornale) è stato sempre convocato con la sua categoria ( testimoniano i messaggi dell istruttore nel gruppo WhatsApp della squadra). Non è stato convocato con i più grandi (2011) cosa ritenuta prematura da parte dell istruttore.
La carta dei diritti del bambino nello sport, al suo settimo punto recita:
“Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa possibilità di successo”
Cari genitori questo diritto lo avete violato”.

Non usa mezzi termini l’istruttore Giuseppe Iannaco che rigetta anche le accuse di un’esclusione sistematica del bambino: “Completamente falso! Ci sono foto che dimostrano che il bambino era perfettamente integrato all interno del gruppo di coetanei, presente anche alle feste di compleanno festeggiate dopo gli allenamenti”.

“Il problema di tutta questa situazione non è il bambino, ha 8 anni e tutto il tempo per crescere e migliorarsi – ha aggiunto Iannaco -Il vero problema sono i genitori che vogliono sostituirsi al tecnico, decidendo dove, quando e come il bambino deve giocare”.