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Bara di Pamela Genini profanata e testa sottratta, la madre: “Dolore continuo, non viviamo più”

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«È un dolore che non lascia vivere me e i miei familiari. Vi prego, aiutateci a ritrovarla: non possiamo più andare avanti così, non abbiamo più la forza di aspettare». È un appello disperato quello lanciato ai microfoni di “Dentro la notizia” dalla madre di Pamela Genini, la modella di 29 anni uccisa a Milano lo scorso 15 ottobre dall’ex compagno, il 52enne Gianluca Soncin, che le ha inferto 24 coltellate.

Bara di Pamela Genini profanata e testa sottratta, la madre: “Dolore continuo, non viviamo più”

A rendere ancora più drammatica una vicenda già segnata dalla violenza, quanto accaduto nei giorni scorsi: lunedì 23 marzo, infatti, il feretro della giovane è stato aperto, il corpo profanato e la testa sottratta. Un gesto che ha gettato la famiglia in uno stato di sgomento e angoscia ancora più profondo, trasformando il lutto in un incubo senza fine.

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“Stiamo vivendo un dolore continuo, come se a una tragedia se ne aggiungesse subito un’altra. Non so come fare ad andare avanti senza poter seppellire mia figlia”, continua la donna, che – in questi giorni antecedenti la Pasqua – affida le sue speranze a un gesto di umanità da parte di chi sa o ha visto qualcosa.

“Il nostro desiderio più grande, in questa Settimana Santa, è che queste persone abbiano un risveglio di coscienza e ci aiutino a ritrovarla”, continua la donna. “La speranza è che spunti fuori qualcosa, che qualcuno parli. Spero che chi ha fatto questo gesto terribile possa pentirsi, anche se è difficile immaginarlo”.

Le indagini

La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di vilipendio di cadavere e furto (della testa, che non è stata ritrovata). Il reato è previsto dal codice penale che, all’articolo 411, stabilisce una pena da due a sette anni di reclusione, aumentata se il fatto avviene all’interno di un cimitero, come in questo caso.

Gli investigatori stanno lavorando nel massimo riserbo, vagliando tutte le piste. Secondo quanto si apprende, la lastra di zinco che ricopre la bara sarebbe stata tagliata e poi richiusa con silicone. L’ipotesi più plausibile è che non abbia agito una persona da sola, perché il peso totale della bara è superiore ai 100 chili.

Gli autori del gesto avrebbero poi prestato particolare cura a rimettere tutto a posto, fiori compresi, per far sì che nessuno notasse qualcosa di strano.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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