Camorra di Marano alla sbarra
Camorra di Marano alla sbarra

Una vera e propria mazzata. Quella invocata dalla Procura per ras e gregari dei Polverino di Marano: tre secoli di carcere nell’ambito dell’inchiesta culminata nel maxi blitz dello scorso anno quando in tanti finirono in manette con le accuse di associazione di stampo mafioso, droga e armi. Oltre a questo in quel dispositivo era ricostruita anche la storia del clan negli ultimi anni comprese le tensioni con gli Orlando. Il pubblico ministero Di Mauro ha così invocato tre secoli di carcere. Per Cristoforo Candela chiesti 10 anni, 9 per Luigi Cerullo, 8 per Alessandro De Luca, 12 per Raffaele Di Maro, tre per il pentito Teodoro Giannuzzi, 10 per Diego Giarra, 8 per Nicola Langella e Claudio Visconti, 7 per Felice Moraca, 9 per Nicola Raimando, Giovanni Raniello e Salvatore Ruggiero.

Nel collegio difensivo tra gli altri Luigi Poziello e Leopoldo Perone

Le pene più severe sono state invocate per Antonio Nuvoletta e Vincenzo Polverino: per loro chiesti 16 anni a testa. Il provvedimento restrittivo riguardava il periodo compreso tra l’estate del 2014 e il 2017 quando i personaggi della mala maranesi fedeli a Giuseppe Polverino ‘Pepp ‘o baron’ entrarono ben presto in rotta di collisione con il gruppo emergente degli Orlando.

Addirittura per addivenire ad un accordo tra le due parti e ricomporre le fratture i carabinieri del Nucleo Investigativo registrarono un summit tra appartenenti alle due fazioni. Tra gli indagati di maggiore spessore nell’ambito di quell’inchiesta proprio Vincenzo Polverino, reggente dell’organizzazione, e Michele Marchesano, che aveva compiti di gestione dell’immenso patrimonio immobiliare del clan. Rispettivamente cugino e cognato del boss Giuseppe nonché esponenti apicali della frangia rimasta fedele al boss che sul traffico di droga ha costruito il suo impero. 

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