"Carcere solo per reati gravi e più pene alternative", così il Governo cambierà il sistema penitenziario

 “Il carcere non può essere l’unica risposta al reato”. Lo ha detto tante volte Marta Cartabia. Sin dal suo primo discorso davanti alla commissione Giustizia della Camera. Era il 15 marzo. I fatti di Santa Maria erano di là da essere messi in piazza. Eppure la ministra disse subito che il carcere deve avere “un volto umano”.
“Il pacchetto di emendamenti in materia penale approvato dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa prevede anche un uso più razionale delle sanzioni alternative alle pene detentive brevi. Occorre correggere una visione del diritto penale incentrato solo sul carcere, per riservare la detenzione ai fatti più gravi”. Lo ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia al termine di una visita nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), ieri, insieme al presidente del Consiglio Mario Draghi.

“La pena – ha aggiunto – non è solo carcere. Senza rinunciare alla giusta punizione degli illeciti, occorre procedere sulla linea, che già sta generando molte positive esperienze, anche in termini di prevenzione della recidiva e di risocializzazione, attraverso forme di punizione diverse dal carcere”.

Le carceri vanno riformate

Il premier Mario Draghi e la ministra della Giustizia Marta Cartabia scelgono il carcere dell’ “orribile mattanza” – parole del Gip che si è occupato del caso – per ampliare il raggio delle riforme dell’esecutivo nel campo della giustizia. Andando a toccare non solo i processi civili e quelli penali ma anche il sistema delle carceri e i diritti dell’uomo sanciti dalla Costituzione. “Oggi non siamo qui a celebrare trionfi o successi ma ad affrontare le conseguenze delle nostre sconfitte”, sottolinea non a caso dopo la visita.

Il premier e la Guardasigilli – con loro anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli – arrivano nel casertano nel primo pomeriggio. Restano oltre un’ora nel penitenziario “Francesco Uccella”. Draghi visita diversi bracci del carcere, come quello femminile o quello con i detenuti con disabilità. Entra in alcune celle e parla con i suoi inquilini. E, nel cortile del penitenziario, arriva anche l’acclamazione dei detenuti. “Draghi, Draghi”, urlano al passaggio del capo del governo, scandendo anche la richiesta di “indulto”. Il presidente del Consiglio ovviamente incontra anche la polizia pentenziaria.

E il messaggio che gli viene recapitato è univoco: il corpo, con l’aumento dei detenuti, è sottodimensionato. A loro Draghi promette che il governo non li lascerà soli e che la riforma dell’ordinamento pentenziario toccherà anche il settore della polizia. “Il governo non ha intenzione di dimenticare. Non può esserci giustizia dove c’è abuso. E non può esserci rieducazione dove c’è sopruso”, sottolinea al termine della visita. E, il premier, a prescindere dalle indagini sugli abusi risalenti al 6 aprile 2020, evidenzia “la responsabilità collettiva” per le violenze, quella “di un sistema che va riformato.”

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