È il boss della camorra romana, chiesti 190 anni di carcere per il clan Senese
È il boss della camorra romana, chiesti 190 anni di carcere per il clan Senese

Un totale di oltre 190 anni di carcere contro il clan Senese, suddiviso tra condanne che andrebbero dai 18 e ai 3 anni. Queste le richieste del pm della Dda di Roma Francesco Minisci avanzate per i 26 imputati nel processo contro la cosiddetta camorra romana. La pena più alta è quella chiesta per il capo clan Michele Senese, detto Michele O’ Pazz, 17 anni sono stati chiesti, invece, per il figlio Vincenzo e otto sia per il fratello Angelo che per la moglie Raffaella Gaglione.

L’OPERAZIONE CONTRO IL CLAN SENESE

Nel dicembre del 2020 nelle province di Roma, Napoli e Rovigo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma eseguirono a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura Distrettuale, nei confronti di 28 persone (24 in carcere e 4 agli arresti domiciliari). Tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, lesioni personali gravissime, tentato omicidio, trasferimento fraudolento di valori, reati, per la maggior parte. Reati aggravati dal metodo mafioso.

Il provvedimento scaturì dall’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma nel periodo tra settembre 2011 e aprile 2015. Fu riscontrata l’operatività di uno strutturato sodalizio criminale, capeggiato dal criminale di origine campana Michele Senese. Si tratta del boss operante ininterrottamente a Roma in varie attività illecite, tra le quali, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, le estorsioni, i reati contro la persona.

IL CARTELLO DI MICHELE ‘O PAZZ

Le investigazioni consentirono di acquisire gravi indizi di colpevolezza in merito all’esistenza di un vero e proprio “cartello” di narcotraffico creato da Senese. Nonché riscontrare numerosi reati commessi dagli indagati nel perseguimento del programma criminoso del gruppo.

Questo cartello altro non è che una sovraordinata organizzazione di tipo consortile, in grado di condizionare le dinamiche criminali relative al traffico di sostanze stupefacenti in ampi settori della Capitale e. In particolare coordinava e controllava autonomi sodalizi tra i quali quello capeggiato da Domenico e Ugo Di Giovanni Domenico, e quello diretto da Guido e Davide De Gregori.

LE INTERCETTAZIONI

Le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma documentarono come il clan Senese si sia dotato di un modello organizzativo. Lo stesso che lascia ampi spazi di autonomia operativa agli altri gruppi criminali.

Le organizzazioni avrebbero compiuto attività delittuose solo apparentemente non riconducibili alla direzione strategica e alla volontà del capo supremo del sodalizio. Infatti, come documentato dalle intercettazioni, Michele ‘o Pazz, è riconosciuto dagli altri sodali come il “capo indiscusso della malavita romana”, “…il capo di Roma!…..il boss della Camorra romana!….Comanda tutto lui!”.

A lui si rivolgono con deferenza per informarlo su loro operato. Per ottenere, inoltre interventi finalizzati a dirimere controversie con altri malavitosi e per ricevere autorizzazioni ad assumere iniziative di varia natura. A Senese forniscono somme di denaro chiaramente provento di delitto.

Il boss Senese creò la ‘camorra romana’, da chi è composto il clan di Michele ‘o Pazz

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