La reticenza a rispondere di un testimone che continuava a scudarsi dietro ad una serie di “non ricordo” ha fatto spazientire martedì l’avvocato della famiglia Maradona al processo per la morte del campione del mondo argentino del 1986 in corso di svolgimento a Buenos Aires, portando a un forte scambio di minacce e insulti con il difensore del principale imputato, il neurochirurgo Leopoldo Luque.
Processo Maradona, insulti tra gli avvocati
Il forte diverbio scoppiato in aula tra Fernando Burlando e Francisco Oneto, l’avvocato di Luque, ha portato il giudice a sospendere momentaneamente il dibattito, ma lo scontro è proseguito anche fuori dall’aula dove i due sono venuti quasi alle mani obbligando il personale di sicurezza a intervenire.
“Cretino, vieni fuori”, si è sentito dire con l’altro avvocato che gli rispondeva dandogli del “pagliaccio”. Alla fine gli avvocati sono stati convocati e ammoniti dal giudice che li ha avvertiti di una possibile espulsione dal processo e il dibattito è ripreso dopo oltre un’ora in un clima comunque di malcelata tensione tra le parti. Il processo è entrato nel quarto mese e si avvia verso la conclusione del dibattimento.
Sul banco degli imputati i sette membri dello staff medico che presero in cura l’ex calciatore del Napoli durante la degenza successiva a un delicato intervento per rimuovere un ematoma subcutaneo alla testa.
La morte di Maradona secondo il pm
Maradona è deceduto all’età di 60 anni il 25 novembre 2020, a causa di una crisi cardiorespiratoria aggravata da edema polmonare. Nella presentazione dei capi d’accusa il pm ha parlato di un “ricovero domiciliare segnato dalla crudeltà”. “Il mondo ha visto com’era il corpo di Diego dopo la morte, non hanno fatto nulla. El Pibe de Oro ha iniziato a morire 12 ore prima della sua vera morte, se lo avessero portato in una clinica durante quelle ore si sarebbe salvato (…) è stata un’indifferenza letale e criminale”, ha affermato.


