I cugini Ciro, Alberto e Michele Mazzarella si sarebbero arricchiti grazie le truffe informatiche così come è emerso dalla recente indagine condotta dalla Procura di Napoli. Nel febbraio 2022, Ciro Mazzarella e il fratello Alberto avrebbero provato invidia nei confronti del cugino Michele e di Gennaro Brusco per le frodi realizzate a fronte del basso rischio criminale. Inoltre si sarebbero rammaricati della mancata condivisione dell’affare con il resto della famiglia. Il risentimento dei fratelli Mazzarella avrebbe riguardato anche un affiliato al clan Contini che avrebbe introdotto Michele Mazzarella e Brusco nell’affare hi-tech.
I rapporti tra i cugini
Ciro Mazzarella avrebbe voluto trovare un accordo con il cugino per entrare nel nuovo affare. In particolare, Ciruzzo avrebbe indicato ai suoi fedelissimi chi dovesse occuparsi, per suo conto, della gestione raccomandando loro di non entrare in conflitto con il gruppo di Michele.
“Vogliamo campare cinquecento anni…ognuno deve fare le cose sue…a come mischiamo le carte ci uccidiamo una parte con un’altra….[inc.] dobbiamo togliere i business ed i soldi mezzo…a come mettiamo i soldi in mezzo ci scanniamo…dobbiamo togliere proprio…Alberto fa i codici…fa i cosi…vuole fare le carte di credito…le fa solo lui…hai capito…quello fa le cose sue io faccio le cose mie…quello le cose sue…o se no ci scanniamo”, avrebbe confidato Ciro Mazzarella al fratello Alberto.
Secondo la Procura di Napoli, i fratelli Ciro e Alberto Mazzarella, insieme ad Alberto Costagliola, avrebbero comprato le carte di credito su cui riversare i guadagni delle frodi informatiche, impiegati anche per prelevare i soldi dai bancomat per pagare i complici e per le trasferte necessarie a condurre i raggiri fuori dalla Campania.
Il potere di Ciro Mazzarella nel clan
Scarcerato nel dicembre 2016, Ciro Mazzarella avrebbe preso il controllo della fazione di San Giovanni a Teduccio, della gestione delle estorsioni e delle piazze di spaccio, affidate già dal maggio 2015 al sottogruppo dei D’Amico, i cosiddetti Gennarella. I fratelli Gennaro, Luigi e Salvatore D’Amico controllavano il quartiere, contrapponendosi all’Alleanza di Secondigliano, rappresentata dalle famiglie Rinaldi, Reale e Formicola.
Il collaboratore di giustizia Umberto ‘o Lione D’Amico è stato uno dei reggenti del clan a San Giovanni a Teduccio: “Ho avuto rapporti diretti sia con Ciro Mazzarella che con Salvatore Barile. Facevamo riunioni periodiche in vari luoghi tra cui: la casa di Ciro Mazzarella a Piazza Mercato, la casa di Salvatore Barile nel Connolo“.


