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sabato, Maggio 18, 2024
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Spaccio di droga a Cupa Capodichino, in manette dopo uno ‘scambio’ in strada

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Continuano a martellare. Senza se e senza ma. Sono gli agenti della squadra investigativa ed operativa del commissariato di Secondigliano (guidato dal vice questore aggiunto Raffaele Esposito) che ieri sera hanno realizzato un altro arresto per droga. I ‘fantasmi’ si sono materializzati alla IV traversa di Cupa Capodichino: qui hanno notato un uomo che, in cambio di una banconota, ha prelevato qualcosa dall’intercapedine di un tronco d’albero per poi consegnarla ad una persona che si è allontanata frettolosamente. I poliziotti, capendo che si era realizzato uno ‘scambio veloce’ lo hanno raggiunto e bloccato trovandolo in possesso di 160 euro, mentre nell’incavo hanno rinvenuto, erano nascosti in due pacchetti di sigarette, sette stecche e tre pezzi di hashish per circa 21 grammi di hashish e 18 involucri contenenti 6 grammi circa di cocaina. In manette è così finito G.Rossarolla, 49enne napoletano: le accuse per lui sono quelle di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’arresto precedente: in manette il figlio del ras dei Licciardi ucciso in un agguato

Un arresto che segue quello avvenuto, qualche settimana fa, alla Masseria Cardone. Un colpo da maestro. Quello effettuato proprio dagli agenti delle squadre investigative dei commissariati Secondigliano (guidati dal vice questore aggiunto Raffaele Esposito, squadra investigativa coordinata dall’ispettore Luca Boccia) e Scampia (dirigente Giovanni Mandato, squadra investigativa coordinata da Lorenzo Stabile). I poliziotti, autentici ‘fantasmi’ quando si tratta di blitz e azioni a sorpresa, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno effettuato un controllo in via Gambardella presso l’abitazione di un uomo. La zona è quella della Masseria Cardone, ‘feudo’ del clan Licciardi, colonna portante dell’Alleanza di Secondigliano. Qui, gli agenti, con il supporto dell’Unità Cinofila dell’Ufficio Prevenzione Generale, hanno rinvenuto, all’interno di una busta nascosta dietro un mobile nella sala da pranzo, 37 stecche, 1 tavoletta e 16 pezzetti di hashish per circa 281 grammi, un bilancino di precisione, un tagliere e un coltello con la lama di 18 cm. In manette è così finito Arturo Salomone, 34enne figlio di Pasquale detto Linuccio: Salomone senior, ucciso in un clamoroso agguato in via Regina Margherita nel maggio del 2008, era indicato come un elemento organico proprio ai Licciardi. Con l’arresto di Salomone salgono a 108 i soggetti finiti in manette da quando Esposito è dirigente del commissariato di Corso Secondigliano.

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L’arresto precedente: il latitante Casaburi in manette

L’arresto di Salomone arriva a pochi giorni di distanza da un’altra cattura eccellente, quella di Gennaro Casaburi, ras del Berlingieri. Era irreperibile da settimane dopo le minacce ai familiari del ras Maione e il ferimento di un uomo. Il ras è stato ammanettato dagli uomini del commissariato di Secondigliano (guidato dal vice questore aggiunto Raffaele Esposito). Le sirene hanno illuminato l’alba di Secondigliano con i poliziotti che sono riusciti a rintracciare l’uomo e ad arrestarlo. Dietro il suo arresto e le tensioni delle ultime settimane una storia di vecchie ruggini, recriminazioni e di vendetta. Quella che da settimane sta andando in scena sull’asse Berlingieri-Perrone e che vede ‘protagonista’ Gennaro Casaburi, il ras di via del Cassano scampato miracolosamente alla morte in un agguato nel dicembre 2020. Quel raid portò all’arresto di Vincenzo Maione, ras emergente del Perrone, e di altre tre persone (Orlando Di Maio, Massimo Molino e Giovanni Mancini). Un raid violento causato da un semplice rimprovero che Casaburi aveva rivolto a Maione e Di Maio. I due il giorno prima fermati da due agenti mentre avevano forato una ruota. All’invito dei poliziotti di qualificarsi i due avevano iniziato a insultarli.

La lite con Maione e gli spari

Casaburi, assistendo alla scena, aveva cercato di sedare gli animi rimproverando poi Maione e Di Maio del loro comportamento che avrebbe potuto nuocere agli affari criminali nel quartiere. Da lì la vendetta poi dei giovani del Perrone fino alla sparatoria che portò al ferimento di Casaburi. Raid che lo stesso non deve aver dimenticato visto che da allora, secondo le informative delle forze dell’ordine, avrebbe iniziato a proferire minacce ai familiari di Maione.

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