Un secolo di carcere. Questa la stangata arrivata ieri mattina per i ras della Vanella Grassi che, secondo la Procura, avrebbero organizzato una piazza di spaccio all’interno del carcere di Secondigliano. Gli arresti erano scattati nel novembre 2024, quando gli uomini della squadra mobile fermarono 12 persone accusate di aver introdotto nel penitenziario napoletano decine di microtelefoni, smartphone e numerose dosi di hashish, marijuana e cocaina.
Ricostruito anche il tariffario: 300 euro per un cellulare senza connessione dati, 1.300 euro per un dispositivo di ultima generazione. I carichi sarebbero stati introdotti grazie a droni modificati per aggirare i nuovi sistemi anti-intrusione installati nel carcere.
A capo del gruppo, secondo l’accusa, Nico Grimaldi, condannato a 20 anni, con l’aiuto della madre Rita Pitirollo e della moglie Addolorata De Falco, per le quali sono arrivate pene rispettivamente di 20 e 14 anni. Tra le altre condanne: 14 anni e dieci mesi in continuazione per Antonio Salvati, 14 anni per Ciro Petrozzi, ritenuto custode dei droni a Scampia, mentre il pilota dei velivoli sarebbe stato Nicola Vellucci.
Condanna a 2 anni per Giuseppe Effuso, accusato di procurare i telefonini destinati ai detenuti. Inflitti inoltre 14 anni ad Anna Cataldo, 9 anni e cinque mesi a Gaetano Grimaldi e 14 anni e dieci mesi al ras Carmine Casaburi.
Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo organizzava 4-5 voli di droni al giorno, ciascuno pagato 700 euro, almeno una volta a settimana: un business strutturato che consentiva di far arrivare droga e cellulari all’interno del carcere. Le richieste dell’accusa erano state più alte; decisive le argomentazioni del collegio difensivo, composto tra gli altri dagli avvocati Rocco Maria Spina, Mauro Zollo e Luca Mottola.
«Riuscivano a far entrare telefonini e droga grazie a droni potenziati per volare più in alto e poi scendere con una lenza da pesca nel cortile del carcere», ha ricostruito il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri.

