HomeCronacaEstorsioni ad Arzano, la 'regola' del boss dal carcere:«Niente violenze sui commercianti»

Estorsioni ad Arzano, la ‘regola’ del boss dal carcere:«Niente violenze sui commercianti»

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Non bisognava usare violenza. Bastava l’appartenenza al clan per spingere i commercianti a pagare. Era questa la ‘regola’ che il boss Giuseppe Monfregolo aveva imposto dal carcere ai suoi affiliati. Un pizzo ‘soft’ ma ugualmente infimo e meschino che aveva fatto ripiombare Arzano nella paura. A svelare il sistema delle imposizioni nel clan della 167 è stato Gennaro Salvati, vera ‘voce di dentro’ della mala arzanese. I suoi verbali si sono rivelati fondamentali per ricostruire la catena del pizzo e per smantellare il ‘nuovo corso’ della cosca. Salvati pèr mesi ha raccontato di aver vessato i titolari di un noto ristorante, di una pizzeria, di una sala scommesse, di un garage, di un’officina e di un caseificio. Nel marzo 2026 Genny ha svelato ai magistrati come funzionava ad Arzano: “Ho iniziato a occuparmi delle estorsioni per conto del clan dal mese di ottobre/novembre 2025, prendendo il posto di Mattia Rea, dopo che lui e Sasi Romano furono cacciati su ordine di Caiazza da Arzano. Esisteva una lista in cui erano indicate tutte le vittime di estorsione, quella lista era in possesso di Caiazza e io ne avevo una foto sul cellulare, che mi è stato sequestrato“.

“Incassavano 7500 euro al mese”

Il 23enne avrebbe spiegato ai magistrati della DDA molti dettagli in merito alle tempistiche nella riscossione e degli incassi mensili: “Nella maggior parte dei casi andavo con Olivello a fare le estorsioni, andavamo dalle vittime a prendere i soldi tutti i mesi, dal 25 al 28 di ogni mese… A partire dal mese di gennaio 2026 abbiamo iniziato a prendere anche per le tabacchiere, un meccanico… Io andavo sempre con la lista, erano circa una decina e incassavamo tra i 7000 e i 7500 euro al mese… Non ho mai usato violenza contro le vittime di estorsione perché hanno sempre pagato, era un sistema creato da Peppe Monfregolo, che era esistente e consolidato da anni… Dopo aver fatto il giro dei soldi, portavamo quello che avevamo recuperato a Caiazza… Caiazza aveva un’altra lista, relativa alle estorsioni delle cosiddette tre volte e cioè Natale, Pasqua e Ferragosto“. 

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