Fuga finita per Alfredo Sorianiello, il boss catturato in Abruzzo

Fuga finita per Alfredo Sorianiello ‘o biond, indiscusso boss della zona 99 del rione Traiano. Come anticipato nei giorni scorsi da Internapoli (leggi qui l’articolo) il boss di via Catone era irreperibile da giorni. Sorianiello si trovava in una comunità in provincia di Cosenza. A causa di un aggravamento della pena, avrebbe dovuto recarsi in una casa da lavoro. A tale destinazione invece ‘o biond non è mai arrivato sparendo nel nulla. A individuarlo e arrestarlo ieri ci hanno pensato i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Vasto, in Abruzzo, in un hotel del litorale insieme alla moglie, dove senza dare dell’occhio si godeva un pò di mare. A riconoscerlo un carabiniere in pensione, che ha subito telefonato ai colleghi. Nella sua stanza rinvenuti sei telefoni cellulari. Il boss non ha opposto alcuna resistenza e, dopo le formalità di rito, è stato trasferito nella casa lavoro di Torre Sinello. I carabinieri hanno allertato anche il suo storico difensore, Bruno Carafa.

Il profilo di Alfredo Sorianiello

Sorianiello scontava una condanna a tre anni e otto mesi.  A capo di un proprio gruppo attivo nella zona di via Catone vicino al cimitero di Soccavo, Sorianiello, secondo gli inquirenti, avrebbe dato una vera e propria impronta gerarchica al suo clan. Un gruppo con ruoli e mansioni ben definiti. Una cosca con organizzazione da ‘legioni romane’ che, con l’incarcerazione del suo boss, sarebbe passato nelle mani di suo genero. Quest’ultimo, stando alle ultime informative, sarebbe uno dei ‘pezzi da novanta’ del narcotraffico su Napoli con stretti agganci a Melito e Scampia. Sorianiello subì nel febbraio del 2014 la morte del figlio Fortunato detto ‘Foffy’. Il giovane era nel salone del barbiere Creative Hair di Seconda Traversa via dell’Epomeo, quasi al confine tra Soccavo e Pianura quando un killer solitario non gli lasciò scampo. Per quel delitto qualche mese fa la polizia aveva arrestato Carlo Tommaselli, il figlio Filippo Tommaselli, Antonio Megali ed Enrico Calcagno, tutti ritenuti legati ad un gruppo emergente di Pianura.

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