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Totò Riina, Giovanni Brusco, Angelo e Lorenzo Nuvoletta

Ieri Giovanni Brusca lasciava definitivamente il carcere il mafioso. E’ stato l’uomo della strage di Capaci, l’assassino di donne e bambini che operava sotto le direttive del boss Salvatore Riina. Ha collaborato con la giustizia svelando ai magistrati di tutte le procure d’Italia segreti e i retroscena di Cosa Nostra. Dalle strategie militari ai contatti con il mondo politico e imprenditoriale.

I RAPPORTI TRA CAMORRA E COSA NOSTRA, IL RACCONTO DI GIOVANNI BRUSCA

A riferire dei rapporti tra clan della mafia e della camorra fu, in particolare, Giovanni Brusca, già condannato per i cinque omicidi. Il killer di Cosa Nostra si soffermò, tra l’altro, sul ruolo di Totò Riina. “Il motivo essenziale del nostro intervento – raccontò Brusca – stava nella supposizione, anzi nella certezza di Salvatore Riina e di tutto il resto dell’organizzazione, sulla instaurazione di collegamenti tra i cosiddetti “scappati”, vale a dire gli uomini già appartenenti al gruppo Badalamenti-Bontade, che erano risultati soccombenti nel contrasto con i corleonesi, e la frangia della camorra napoletana che faceva capo a Antonio Bardellino. Si supponeva in quell’epoca che alla spedizione che aveva portato all’omicidio del fratello più piccolo dei Nuvoletta, Ciro, avessero partecipato anche uomini dei cosiddetti perdenti. I Nuvoletta erano legati a Salvatore Riina”.

“Sia prima che dopo l’omicidio di Vastarella, Riina si lamentava in continuazione con i Nuvoletta, ed in particolare con Pasquele Liccardo, del fatto che i Nuvoletta si erano rifiutati, accampando dei motivi loro interni, di ammazzare subito Bardellino, nonostante le sollecitazioni in tal senso del capo dei Corleonesi”, dichiarò Brusca.

LA SCARCERAZIONE DI GIOVANNI BRUSCA

Oggi è stato l’ultimo giorno di carcere per Brusca, infatti, le porte di Rebibbia si sono aperte nel pomeriggio. Ha scontato tutta la pena che gli era stata inflitta, e a differenza di altri collaboratori di giustizia, lui la condanna l’ha espiata in cella. Adesso è un uomo libero ma sottoposto a controlli e protezione. Resta però sottoposto a quattro anni di libertà vigilata  così ha deciso la corte d’Appello di Milano. L’ultima a pronunziarsi sul conto del condannato in relazione al processo più recente.

LA STRAGE DI CAPACI

Nel 1992 Cosa Nostra iniziò la guerra allo Stato, quindi Brusca ne diventa uno dei killer più spietati. Uccise il capo della Famiglia di Alcamo, Vincenzo Milazzo, che si oppose a Riina, e pochi giorni dopo fa strangolare la sua compagna incinta di tre mesi

Nello stesso anno coordinò i preparativi della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Brusca materialmente spinse il tasto del radiocomando a distanza che fa esplodere il tritolo piazzato in un canale di scolo sotto l’autostrada

L’OMICIDIO DEL PICCOLO GIUSEPPE DI MATTEO

Nel 1993 Brusca fu anche responsabile del rapimento e dell’uccisione del 12enne Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Per indurre il padre a ritrattare, il ragazzo venne rapito  il 23 novembre, da uomini travestiti da agenti della Dia. Tenuto in ostaggio, tra vari covi, fino all’11 gennaio 1996 quando viene strangolato e sciolto nell’acido nel casolare-bunker in contrada Giambascio a San Giuseppe Jato

 

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