Doveva morire lui quel giorno. Quando imperversava la guerra a Napoli ovest. Quella tra gli Esposito e i Rossi-Soprendente. E’ questo uno dei passaggi chiave per spiegare l’ascesa del clan di ‘o scognato. A raccontarlo ai magistrati è stato il collaboratore di giustizia Marco Conte che ha spiegato i particolari della morte di Carmine Legittimo, ucciso, a suo dire, al posto suo:«Era il 13 giugno 2000 e l’attentato segnò l’inizio del conflitto tra il gruppo Rossi e il gruppo Esposito. Si trattò di un attacco portato al nostro gruppo più che a persone determinate. Anche se spararono contro di me, credo che non ce l’avessero con me in particolare, bensì che volessero compiere un’azione dimostrativa per rivelare a Esposito la loro forza. Gli attentatori erano Dario Esposito, che conoscevo di persona, e il “gemello”, Rodolfo Zinco, che pure conoscevo ma che non potetti scorgere bene poiché incappucciato. Sparò rimanendo in sella a un ciclomotore condotto da Dario Esposito. Io fuggii immediatamente verso la casa di Massimiliano Esposito e con me c’erano Carmine Legittimo, Carmine Granieri e Pino Esposito, tutti affiliati al nostro gruppo. Fino a cinque minuti prima con noi si era trattenuto anche Massimiliano Esposito. Ci trovavamo sul marciapiede all’incrocio tra via De Niso e via Diomede Carafa, davanti a una salumeria, a un centinaio di metri dall’abitazione di Esposito. Quando il “gemello” era proprio di faccia a me, alla distanza di un paio di metri. Legittimo parlava con me. Stavamo insieme dal mattino e in precedenza avevamo compiuto delle estorsioni. Il colpo esploso verso di me colpì Carmine Legittimo. Poiché scappai immediatamente non mi resi conto se furono esplosi altri colpi dopo che il “gemello” era sceso dal ciclomotore».
Guerra a Bagnoli, il racconto del superpentito:«Il ras morì al posto mio»
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