Analizzando tutta la carriera di Allegri emerge chiaramente come il tecnico livornese sia un allenatore estremamente pragmatico e adattabile. Più che legarsi a un’idea di calcio rigida, Allegri ha spesso modellato sistemi di gioco e interpretazioni tattiche in base ai calciatori a disposizione e al contesto della stagione.
Dai rombi di centrocampo del Cagliari e del primo Milan, fino al 3-5-2 o al 4-2-3-1 della Juventus, il filo conduttore della sua carriera è sempre stato la capacità di cambiare pelle alle proprie squadre. Non a caso molti dei suoi successi sono arrivati proprio grazie a intuizioni tattiche e adattamenti in corsa, spesso costruiti per esaltare le caratteristiche dei singoli giocatori.
L’esordio in A col Cagliari
L’esordio in Serie A di Massimiliano Allegri arriva sulla panchina del Cagliari. In Sardegna sceglie il 4-3-1-2, sistema pensato per valorizzare il giocatore più talentuoso della rosa, Andrea Cossu, impiegato da trequartista alle spalle delle punte.
La prima esperienza al Milan
Dopo appena una stagione arriva la grande occasione con il Milan. Nei primi due anni in rossonero Allegri punta ancora sul 4-3-1-2, modulo che nella stagione 2010-11 gli consente di conquistare lo scudetto. Fondamentale il ruolo di Kevin-Prince Boateng, trasformato in un trequartista devastante per inserimenti e fisicità.
Nella stagione successiva, la 2011-12, Allegri conferma lo stesso assetto tattico. Questa volta, però, a brillare è Antonio Nocerino, che da mezzala sinistra va addirittura in doppia cifra. Il Milan chiude però al secondo posto dietro la Juventus di Antonio Conte.
Nel 2012-13 Allegri modifica più volte sistema di gioco, mantenendo comunque la difesa a quattro. Da gennaio trova stabilità con il 4-3-3, modulo che esalta le qualità di Stephan El Shaarawy, autore di 16 gol e capocannoniere stagionale della squadra.
Nella stagione 2013-14, quella conclusa con l’esonero a gennaio, alterna invece 4-3-3 e 4-3-2-1 senza riuscire a dare continuità alla squadra.
Il primo ciclo alla Juventus
Nel 2014-15 Allegri approda alla Juventus e vince subito il primo di cinque scudetti consecutivi. Inizia con il 3-5-2, ma la vera svolta arriva in Champions League contro l’Olympiakos, quando passa al 4-3-1-2. Il nuovo sistema gli permette di schierare contemporaneamente Pirlo, Pogba, Marchisio e Vidal, con il cileno avanzato sulla trequarti alle spalle di Tevez e Morata. Oltre ai successi nazionali, Allegri raggiunge anche la finale di Champions League, persa contro il Barcellona.
Nel 2015-16, dopo gli addii di Vidal e Pirlo, torna principalmente al 3-5-2, alternandolo con il 4-3-1-2 e il 4-4-2 offensivo. La forza di quella Juventus è soprattutto difensiva, con la celebre BBC: Barzagli, Bonucci e Chiellini, protetti da Buffon in porta. Sugli esterni agiscono Evra e Cuadrado, mentre Dybala supporta Mandzukic.
La stagione 2016-17 rappresenta uno dei punti più alti della carriera di Allegri. Dopo aver iniziato ancora con il 3-5-2, trova la svolta definitiva con il 4-2-3-1 introdotto contro la Lazio alla 21ª giornata.
Si tratta però di un sistema molto particolare: Mandzukic viene adattato da esterno sinistro pur essendo una punta centrale, mentre Cuadrado occupa la fascia opposta con compiti più di equilibrio. Dietro a Higuain agisce Dybala. Nel finale di stagione Allegri sorprende ancora, reinventando Barzagli terzino destro e avanzando Dani Alves sulla linea offensiva. In alcune partite arriva persino a utilizzare Lichtsteiner da esterno alto. Una squadra costruita quindi su continue reinterpretazioni dei ruoli tradizionali.
Nel 2017-18 mantiene come base il 4-2-3-1, alternandolo spesso al 4-3-3, con Mandzukic stabilmente largo a sinistra e Dybala o Douglas Costa sull’altra fascia.
Nella stagione 2018-19, l’ultima prima dell’addio, punta prevalentemente sul 4-3-3 per valorizzare le caratteristiche di Cristiano Ronaldo, schierato da ala sinistra offensiva.
Il ritorno alla Juventus
Nel primo anno del ritorno in bianconero, stagione 2021-22, Allegri utilizza soprattutto il 4-4-2, con Chiesa e Rabiot sugli esterni e Dybala a supporto della punta centrale. Durante l’anno alterna anche 4-3-3, 4-2-3-1 e 3-5-2.
Nel 2022-23 parte ancora con la difesa a quattro per sfruttare il tridente offensivo composto da Chiesa, Di Maria e Vlahovic, ma dopo poche giornate passa stabilmente al 3-5-2. Chiesa viene arretrato sulla fascia destra, Kostic occupa la corsia opposta, mentre Di Maria si adatta al ruolo di seconda punta.
L’ultima stagione juventina, la 2023-24, viene invece giocata quasi interamente con il 3-5-2, con Kostic e McKennie sugli esterni e Chiesa a supporto di Vlahovic.
Il pragmatismo allegriano
La questione condizione fisica e infortuni
Nel corso della sua carriera, il prossimo allenatore azzurro si è spesso trovato costretto a reinventare moduli e interpretazioni tattiche a causa dei numerosi infortuni che hanno colpito soprattutto le sue Juventus.
Un aspetto che negli ultimi anni ha fatto discutere riguarda anche il rendimento atletico delle sue squadre. Sia nelle ultime stagioni al Milan sia nel secondo ciclo alla Juventus, le formazioni allenate da Allegri sono spesso rimaste in corsa per il vertice fino a febbraio, salvo poi accusare un evidente calo fisico nella seconda parte della stagione.


