Si arricchisce di nuovi sviluppi l’inchiesta della Procura di Milano sul sistema delle designazioni arbitrali. Nel nuovo invito a comparire notificato all’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, già ascoltato dagli inquirenti, viene ipotizzato il reato di frode sportiva in concorso con alcuni esponenti della società Inter, al momento non ancora identificati formalmente nell’ambito del procedimento.
Secondo quanto emerge dagli atti, gli investigatori ritengono che alcuni rappresentanti del club nerazzurro avrebbero agito beneficiando di presunti rapporti preferenziali con l’ex presidente federale Gabriele Gravina. Tuttavia, allo stato, la Procura non avrebbe raccolto elementi sufficienti per procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati o con l’emissione di avvisi di garanzia nei confronti dei soggetti coinvolti.
L’attenzione degli inquirenti si concentra su alcune partite ritenute particolarmente significative. Oltre a Bologna-Inter della stagione 2024/2025 e alla semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan, nel fascicolo sarebbero finite anche Inter-Verona del 3 maggio 2025 e Torino-Inter dello scorso campionato.
Proprio quest’ultima gara rappresenta uno dei nuovi elementi finiti sotto la lente della Procura. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Rocchi avrebbe dovuto preventivamente sondare il terreno e verificare il gradimento del club rispetto alla scelta arbitrale. In una conversazione intercettata meno di tre mesi fa, il designatore avrebbe parlato della possibilità di affidare Torino-Inter a Maurizio Mariani, spiegando a un interlocutore la necessità di attendere un riscontro prima di confermare la designazione.
«Aggiorniamoci un attimo, fammi vedere se va bene poi ti do conferma», sarebbe stato il senso del messaggio emerso dagli atti. Secondo l’ipotesi accusatoria, Mariani sarebbe poi stato effettivamente designato soltanto dopo il via libera dell’Inter, che inizialmente non avrebbe gradito il suo impiego.
La figura di Mariani non è casuale. L’arbitro laziale, unico direttore di gara italiano selezionato per i Mondiali in corso, aveva arbitrato Napoli-Inter del 25 ottobre 2025, terminata con la vittoria degli azzurri per 3-1 e accompagnata da accese polemiche arbitrali.
Al momento, però, non emergerebbero intercettazioni dirette tra dirigenti dell’Inter e Rocchi. Inoltre, nel corso delle indagini non sarebbero stati sequestrati i telefoni cellulari dei protagonisti della vicenda, con gli investigatori che hanno fondato gran parte dell’attività sulle intercettazioni già disponibili.
La Procura ipotizza che eventuali pressioni non siano state esercitate direttamente, ma attraverso dirigenti dell’Associazione Italiana Arbitri incaricati di mantenere i rapporti tra il designatore e le società calcistiche. Figure che avrebbero avuto il compito di raccogliere e filtrare le lamentele dei club, senza però oltrepassare determinati limiti.
Sarà proprio questo uno degli aspetti centrali del lavoro del pubblico ministero Ielo, subentrato al collega Ascione. L’obiettivo sarà verificare se tali limiti siano stati superati e se vi siano elementi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio oppure se, come appare al momento più probabile, si debba procedere con una richiesta di archiviazione.
Una decisione potrebbe arrivare entro la fine del mese. Parallelamente, il filone relativo alle cosiddette “bussate” al VAR di Lissone potrebbe essere trasferito alla Procura di Monza per competenza territoriale.
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