Lì dove Maradona ha trascorso i momenti più belli, lì dove era lontano dai riflettori e dalla folla. Lì dove per 7 anni si è allenato. Diego è tornato a casa sua, all’esterno del centro Paradiso di Soccavo, il quartier generale di quel Napoli vincitore di due scudettiì e che oggi è ridotto in stato di abbandono.Mario Castí Farina ha realizzato un bellissimo murales ispirato ad una famosa foto in cui Diego è seduto su un pallone e sua figlia Dalma gli infila un fiorellino nel calzettone da calcio. Un’immagine tenerissima che sintetizza la dolcezza di Diego, l’amore per la famiglia e per il calcio.

 “Grazie ad @edo_1979 e a @ekspo_ ho potuto realizzare questa immagine di Maradona insieme a sua figlia Dalma a Soccavo sul muro del Centro Paradiso dove il pibe de oro era solito allenarsi nella sua permanenza a Napoli.
 L’emozione e la magia di questo murales sta nel fatto che è stato realizzato nello stesso posto dove è stata scattata la foto”, scrive l’autore Mario Castí Farina.

Tanti i commenti di apprezzamento sui social:: “sei il King, riesci sempre a fare magie su tutto ciò che dipingi.. Stavolta però hai rappresentato la storia, l’orgoglio, l’essere napoletano e un padre dal cuore enorme. Un Dio va onorato e tu lo hai fatto alla grande. Si tropp forte”

“Soccavo, una classica campagna della metropoli napoletana, dove dagli anni 60 hanno cominciato a costruire palazzine popolari, un pezzo di Napoli, fuori dai tour cittadini, e quindi abbandonato da ogni amministrazione… all’improvviso, nella metà degli anni 80, si ritrovò a essere al centro del mondo, perché qui si allenava il giocatore più forte di tutti i tempi. In questi 4 giorni appresso a Mario Castí Farina , il solito mostro con l’aerografo, ho vissuto 4 giorni ascoltando storie bellissime, che nessun documentario racconterà mai, del Maradona uomo, da coloro che lo hanno vissuto al di fuori del rettangolo di gioco, molti che il calcio neanche gli piace, ma esce la lacrimuccia alla sola immagine di diego.. quello che ogni ragazzo di Napoli ha amato e venerato, quello che lo ha portato non a essere riconosciuto come il più forte, ma come un Dio.Ringrazio gli amici di soccavo per questa bellissima esperienza. Ecco, quello che spero, che qualcuno, più bravo di me, lavori alla raccolta delle tante testimonianze degli abitanti di soccavo, in modo che anche i più giovani possano conoscere l’uomo oltre che il giocatore”.

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