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martedì, Luglio 5, 2022
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«Metti via il cellulare!». Litiga con il padre e poi si taglia le vene a 12 anni


Degenera la lite fra padre e figlia per la dipendenza da smartphone. Una lite furibonda con atti di autolesionismo: una ragazzina di 12 anni si taglia il polso. E le conseguenze sono di quelle che lasciano il segno. Con l’intervento dell’autorità giudiziaria: allontanamento dalla famiglia della giovane. Ed inchiesta penale sul padre per maltrattamenti in famiglia.

E’ successo tutto la settimana scorsa a Lecce in una famiglia che abita nel centro della città. Il padre è un commerciante. Gestisce un negozio di alimentari. Un uomo tutto lavoro e casa, dice chi lo conosce e lo frequenta. Un uomo crollato nelle lacrime e nella disperazione quando ha visto la polizia notificargli il provvedimento di allontanamento della figlia con l’affidamento a un istituto di suore.
Stravolta la scansione sempre uguale di tutte le giornate intervallate appena dalla festività della domenica. Il litigio scoppiato per lo smarthphone all’origine di tutto.
Papà e mamma avevano manifestato già da tempo e senza giri di parole quanto disapprovassero quel vivere in simbiosi con il telefono collegato alla rete, a quell’attenzione alle chat sui social e ai giochi anche quando la figlia era in compagnia delle amiche.

“Nomofobia”: ossia, il bisogno di soddisfare bisogni affettivi-relazionali attraverso il telefono. L’incapacità di staccarsi dallo stesso. E gli stati d’ansia causati dalle icone che indicano che la batteria è quasi scarica o che non ci sia campo o che si è a corto di credito. Con reazioni incomprensibili per chi non considera lo smarthphone una estensione della sua persona.
E così il rimprovero del padre avrebbe avuto l’effetto di causare una reazione violenta nella ragazza. E in quel turbinio di parole è volato anche uno schiaffo. Ben poca cosa, tuttavia, rispetto al provvedimento drastico adottato da quel genitore: il “sequestro” dello smartphone.

Con conseguenze inimmaginabili: la ragazza si è procurato un taglio sul polso sinistro. Come se avesse tentato il suicidio. Una lesione a quanto pare superficiale, medicata dalla stessa con pomata e cerotto.
Le magliette a maniche corte sfoggiate dalla scorsa settimana con i primi caldi primaverili hanno messo in evidenza la medicazione.

Se n’è accorta una delle insegnanti. E le ha chiesto spiegazioni. La ragazza ha raccontato tutto: dello smartphone, del litigio. dello schiaffo.
La professoressa ha segnalato la vicenda al Tribunale per i minorenni. Ed è stata attivata la procedura per verificare cosa sia accaduto in quella famiglia, perché sostanzialmente la ragazza ha avuto una reazione così violenta verso se stessa.
Resta da chiarire perché sia stato adottato un provvedimento così invasivo come l’allontanamento: la famiglia ha nominato l’avvocato Paolo Spalluto per verificare quali siano state le circostanze ritenute tanto gravi.

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