“Il dottor Oppido ha risposto a tutte le domande del giudice e del pm, confermando una ricostruzione logica e cronologica che ha sempre dato e mai modificato, supportata da dati documentali”.
Così i legali del chirurgo sotto accusa per il caso del trapianto di cuore del piccolo Domenico Caliendo, gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, al termine dell’interrogatorio bis durato tre ore.
Morte Domenico Caliendo, interrogatorio bis per Oppido: “Espianto avviato dopo l’ok dei colleghi”
Secondo la difesa, “dobbiamo registrare un mutamento dell’accusa perché a fronte delle produzioni documentali che la difesa ha offerto, perfino i consulenti del pubblico ministero hanno condiviso che il clampaggio aortico, non potesse essere avvenuto che pochi minuti prima dell’espianto (avvenuto ore 14.34), certamente non antecedentemente alle 14.24”.
Il dottore è indagato per omicidio colposo e falso in cartella clinica. Ed è proprio su questa seconda accusa che la definizione dei tempi dell’inizio dell’espianto diventano cruciali. A non combaciare sarebbero i dati della cartella cec, compilata dalla perfusionista ed il referto operatorio.
I legali hanno sostenuto che non vi sia una mancanza di contestualità, in quanto “il dottor Oppido, così come la dottoressa Bergonzoni, hanno sempre confermato di aver iniziato la pratica di avviamento alla circolazione extracorporea quando l’equipe di espianto raggiungeva l’ospedale e di aver iniziato la cardiectomia quando il box era giunto in sala”.
I legali hanno inoltre ribadito che il medico ha agito nel pieno rispetto della catena di responsabilità, avendo ricevuto il via libera (“ok cuore”) dall’equipe di espianto a Bolzano.
Versioni dei due medici in parte divergenti, potrebbero essersi accordati in precedenza
Avrebbero, tra l’altro, reso versioni in parte divergenti ieri, al Gip di Napoli Mariano Sorrentino, i due cardiochirurghi Emma Bergonzoni e Guido Oppido, che il 23 dicembre 2025 nell’ospedale Monaldi hanno eseguito il trapianto di cuore fallito costato la vita al piccolo Domenico Caliendo.
Non solo.
Punto nevralgico anche la possibilità che i due medici possano essersi accordati sulla versione da fornire circa l’accaduto. E a dimostrarlo ci sarebbero delle comunicazioni intercorse via chat.
I due medici sono indagati dalla Procura e dal Nas di Napoli oltre che per omicidio colposo in concorso, anche per falso, in relazione alla compilazione della cartella clinica.
Al centro del quadro accusatorio l’ inizio dell’espianto del cuore malato del bambino che sarebbe iniziato prima di controllare lo stato dell’organo cardiaco giunto da Bolzano. Pochi minuti (5-6 in tutto) che avrebbero però potuto consentire di scoprire lo stato del cuore da trapiantare, reso inutilizzabile dalle basse temperature raggiunte a causa del ghiaccio secco.
Nelle scorse settimane acquisite nuove testimonianze e soprattutto dei video, girati da un operatore socio sanitario nella sala operatoria il giorno del trapianto, i quali dimostrerebbero che il frigo box con il cuore congelato non era stato ancora aperto quando il cuore malato del piccolo Domenico era già su un tavolo.
Agli atti anche alcuni messaggi in chat in cui emerge la preoccupazione di Bergonzoni (difesa dal professore Vincenzo Maiello) in relazione all’accaduto. Il dottore Oppido (assistito dagli avvocati Sorge e Manes) ha ribadito ancora una volta di avere avuto un via libera alla cardiectomia da parte dalla collega che a Bolzano aveva prelevato l’organo, circostanza non confermata da chi quel giorno era in sala operatoria.


