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domenica, Giugno 26, 2022
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Raggiunge la compagna incinta al mare, latitante arrestato a Giugliano


Era sfuggito alla cattura due mesi fa e da allora era ricercato dai carabinieri. Ad ingannarlo l’amore per la compagna che è in attesa del suo primo figlio. E’ così finito in manette il 36enne Marco Mosella coinvolto nell’inchiesta che nel maggio scorso portò all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di alcuni esponenti del clan Sorianiello, gruppo attivo nella zona detta della 99 al Rione Traiano. Il tribunale del Riesame ritenne Mosella, insieme ad altre 4 persone, gravemente indiziato di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, nonché di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tutti reati aggravati dalla finalità di agevolare gruppo camorristico menzionato. L’inchiesta è quella relativa alla ‘strage dei nigeriani’ (leggi qui l’articolo) ossia la ‘spedizione punitiva’ degli uomini del clan a Castelvolturno dopo il furto di una partita di cocaina.

Tra venti giorni Mosella diventerà papà

A tradirlo l’apprensione per quel pancione che con le settimane continuava a crescere. I militari hanno individuato il luogo dove la compagna si era rifugiata e per settimane si sono appostati nei dintorni. La donna aveva scelto una villetta a Lago Patria: l’escamotage è durato fino alla scorsa notte quando Mosella ha bussato a quella porta e riabbracciato la donna che fra 20 giorni darà alla luce il suo primo figlio. Purtroppo per lui, anche i carabinieri hanno bussato a quella porta, non prima di aver circondato l’intero edificio. Mosella è ora in carcere, nel penitenziario di Secondigliano. Sale così a 15 il bilancio dei catturandi arrestati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli in poco meno di un anno.

 

L’articolo precedente. La ‘strage dei nigeriani’. la vendetta dei Sorianiello dopo il furto di droga

Una vera e propria vendetta. Contro chi aveva osato rubare in casa propria. Queste le motivazioni di fondo che portarono all’agguato del settembre del 2020 nel corso del quale perse la vita il cittadino nigeriano Desmond Oviamwonyi. Colpevole insieme ad un connazionale di aver rubato una busta di marijuana destinata alla piazza di spaccio della ’99’, zona di via Catone al Rione Traiano. Quello che accadde quel giorno e la spedizione punitiva operata quella stessa sera dai Sorianiello viene raccontata da uno dei nigeriani presenti quella sera (leggi qui l’articolo). Ricostruzione contenuta nelle circa 85 pagine del provvedimento firmato dal gip Gallo.

Il racconto della vendetta della ’99’

«Il giorno dell’omicidio mi recavo in Napoli al Rione Traiano, come stavo facendo da circa un mese, al lavoro presso l’abitazione di una donna che ha una specie di allevamento di cani ed io ero stato incaricato di pulire l’area. Inizialmente lavoravo da solo e ci sono stato in precedenza all’incirca in dieci occasioni. La proprietaria dell’area l’ho conosciuta quando stavo eseguendo lavori di giardinaggio per conto di altre persone nei paraggi. La donna mi fermava e mi chiedeva il mio numero di telefono riferendomi che mi avrebbe contattato in caso di bisogno per farmi lavorare. Di recente la donna mi contattava chiedendomi se conoscessi qualcuno che sapesse posare i pavimenti. Immediatamente pensavo al mio amico Desmond. giorno dell’omicidio di Desmond ci siamo recati, Desmond ed io, presso l’abitazione della donna per posare il pavimento in un’area esterna nei pressi della casa, ma atteso che l’area era interamente coperta da erbacce, la donna ci forniva dei macchinari per la pulizia e poi ci diceva che si allontanava per andare a comprare le mattonelle. Nel mentre tagliavamo l’erba Desmond mi chiamava e mi diceva che vi era qualcosa che era coperta dalla vegetazione. Si trattava di una busta e all’interno rinvenivamo degli involucri nei quali si trovava sostanza polverosa. Non aprivamo gli involucri ma sentivamo che dalla busta emanava un forte odore di marijuana. Aspettavamo l’arrivo della signora al fine di consegnare la busta ma atteso che la stessa non rincasava, prelevavamo la busta e la portavamo con noi a Castelvolturno. Una volta giunti a casa, verso le ore 13,30 circa la donna iniziava a contattarmi telefonicamente chiedendomi se ero andato via da Rione Traiano. Rispondevo di si e la donna ci chiedeva di tornare da lei anche il giorno successivo, senza fare alcun riferimento alla busta».

La ricostruzione di uno dei feriti: il commando dei Sorianiello in azione

Poco dopo sul posto arriva proprio un commando dei Sorianiello composto da Simone CimarelliCarmine Fenderico e Raffaele Caprio. Il racconto è fornito da un altro testimone presente quel giorno:«Sono sopraggiunte sul posto quattro o cinque persone di carnagione chiara che hanno iniziato a parlare con Desmond nel cortile. Ricordo che oltre a me c’erano sicuramente Kokozi ed Ebo ma i bianchi hanno cominciato a parlare solo con Desmond. Poiché all’inizio la conversazione tra questi soggetti e Desmond aveva toni pacati non ho prestato interesse al contenuto della stessa tuttavia poco dopo sia Desmond che gli uomini bianchi hanno incominciato ad alzare la voce e a innervosirsi tanto da richiamare la mia attenzione; mi sono infatti avvicinato a Desmond e gli ho chiesto cosa stesse succedendo ma mi ha fatto cenno con la mano di allontanarmi A un certo punto ricordo che uno dei quattro uomini è uscito all’esterno del cortile e che dopo poco ho sentito il rumore di una vettura giungere nel vicolo, anche se non ricordo di averla vista: a questo punto ho udito una serie di spari e ho visto dei proiettili che schizzavano in aria, e non so indicare chi stesse sparando; in quel momento ho avuto l’istinto di fuggire e appena voltatomi per scappare sono stato attinto da un colpo al tallone che mi ha ferito».

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