Candele, lumini, musica simile a quella spesso udita nelle funzioni funebri fatta partire da un impianto audio portatile. Ma anche spettacoli di sputafuoco, storie lette ai bambini che rievocano l’anno senza dubbio complicato per la scuola e diversi cartelli esposti, parte dei quali ricordano sinteticamente la sproporzione tra i giorni di scuola in presenza e quello in dad nel corso dalla primavera del 2020 ad oggi: 37 quelli effettivi in classe, 139 da remoto.

Gli appartenenti ai movimenti Usciamo dagli Sche(r)mi e Priorità alla Scuola, celebrano a proprio modo un anno di non scuola in Campania con un’iniziativa pubblica tenutasi questa mattina in Largo Berlinguer, nella centralissima via Toledo. Genitori, educatori, docenti, gli stessi ragazzi, in totale una sessantina circa, hanno nuovamente manifestato tutto il loro disappunto verso il ricorso pressocchè continuativo della didattica a distanza, secondo la Regione Campania il modo migliore per preservare alunni e personale scolastico dal rischio contagio da Coronavirus, in luogo delle lezioni in aula nonostante l’attivazione di tutte le precauzioni che il Ministero della Pubblica Istruzione ha cercato di adottare a seguito delle prime restrizioni di un anno fa. Lo striscione più lungo ha un contenuto inequivocabile: “Un anno senza scuola’’. Su un altro si legge: “Chiediamo asilo… e pure elementari, medie e superiori.

La richiesta

«Anche noi abbiano il lanciafiamme» afferma Flavia Brescia, mamma ed educatrice che poi intratterrà i presenti con un piccolo spettacolo da sputafuoco per rievocare il famoso lanciafiamme evocato più volte dal governatore Vincenzo De Luca, più volte osteggiato dai manifestanti con diversi cori. Flavia Brescia aggiunge: «Vogliamo che sia garantito il diritto costituzionale all’istruzione per i nostri figli. In questi pochi giorni di apertura, appena 30 consecutivi, la scuola ha dimostrato di essere sicura perchè in classe sono seguiti e attuati i protocolli di sicurezza. Adele Spina, docente di lettere della scuola media dell’Ic 71 Aganoor Marconi del quartiere Marianella cerca di superare la dicotomia si dad/no dad a un certo punto diventata più simile ad uno scontro tra tifoserie.

«Il discorso – dice Adele – è molto più complesso. Nel mese in cui ci eravamo visti i miei alunni erano rinati e felici. Al contrario, sono oramai stanchi e provati dal prolungamento della didattica a distanza. Le scuole sono luoghi sicuri ma sono le prime a chiudere vuol dire che non interessa a nessuno. Noi teniamo in debita considerazione il diritto alla salute, noi vogliamo che almeno da settembre il rientro sia definitivo».

Le difficoltà

«Purtroppo i bambini campani sono più discriminati di quelli delle altre zone d’Italia ed europei, che hanno frequentato in classe per molti più giorni. È chiaro che è stata adottata una determinata strategia, che non presuppone la stabilizzazione dei precari. La didattica a distanza è quella che si faceva con il Postalmarket con la corrispondenza». E’ quanto afferma senza mezzi termini Carlo, padre di una bambina di 10 anni anche lui in piazza che riferendosi proprio a sua figlia confessa.

«In questo anno è sfiorita a livello psichico nonostante sia una studentessa diligente e studiosa».

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