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martedì, Maggio 24, 2022
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Omicidi della prima faida, assolto in appello il boss Gennaro Marino


Omicidi della prima faida, arrivano le condanne di secondo grado per gli Scissionisti presso la corte d’Assise d’Appello di Napoli (V sezione). Il riferimento è a quattro delitti avvenuti poco prima lo scoppio della prima faida (leggi qui l’articolo precedente). Tra questi la morte di Salvatore Panico ‘o po’ e Raffaele Duro ‘o spirit. Erano in una Smart a Mugnano all’incrocio tra via Quattro Martiri e via De Nicola il 22 gennaio del 2004, quando i killer affiancarono la vettura e spararono a ripetizione: entrambi raggiunti da una raffica di colpi esplosi con due pistole. Per quelle due morti il risultato più sorprendente è l’assoluzione per Gennaro Marino. Contro la sentenza di primo grado il pubblico ministero aveva presentato ricorso invocando, in sede di requisitoria, il carcere a vita per il capoclan delle Case celesti. E invece quest’ultimo è uscito completamente assolto dalle accuse: merito anche della strategia difensiva messa a punto dal suo legale, l’avvocato Luigi Senese. L’abile penalista è riuscito a smontare le accuse mosse contro il suo assistito da diversi collaboratori di giustizia. Marino è stato condannato invece a vent’anni per un altro delitto ‘eccellente’, quello di Gaetano De Pasquale ‘Spasiello’, cugino del boss Paolo Di Lauro. Per il duplice omicidio Duro-Panico sono stati condannati all’ergastolo Arcangelo Abete (una conferma dunque della condanna rimediata in primo grado) mentre Vincenzo Notturno ha rimedito vent’anni. Lo stesso Abete è stato condannato al massimo della pena per l’omicidio di Federico Bizzarro.

I vertici della ‘Scissione’ evitano il massimo della pena: assolto Gennaro Marino

I vertici della scissione sono finiti in manette grazie ad una maxi ordinanza eseguita l’anno scorso dagli uomini della squadra mobile in relazione oltre che al delitto dei due ras di Mugnano, all’omicidio di Federico Bizzarro e quello dello stesso ‘Spasiello’, cugino del boss Paolo Di Lauro. Per l’omicidio di ‘Spasiello’ Carmine Pagano (difeso sempre da Luigi Senese) ha rimediato 14 anni di reclusione, Vent’anni invece per Ciro Caiazza e Rito Calzone. Cesare Pagano (difeso da Domenico Dello Iacono e Luigi Senese) e Raffaele Amato (difeso dal solo avvocato Domenico Dello Iacono) hanno rimediato invece vent’anni di reclusione. I vertici della Scissione hanno dunque evitato, grazie alla linea seguita dai loro legali, pene molto più severe. Per Vincenzo Notturno (difeso da Luigi Ferro e Giovanni Esposito Fariello) è stata dichiarata la nullità della sentenza in riferimento all’omicidio di ‘Spasiello’ con il ras condannato per il solo duplice omicidio Duro-Panico come riportato sopra. Lucio Carriola (difeso da Isidoro Spiezia) è stato invece condannato a vent’anni per il solo omicidio De Pasquale. Tutti gli imputati, a esclusione di Carriola, nei mesi scorsi hanno deciso di ammettere gli addebiti, una mossa attraverso cui gli imputati sono riusciti ad ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche evitando così la pena dell’ergastolo. In riferimento all’omicidio Bizzarro ergastolo per Arcangelo Abete e per Ciro Mauriello.

Il duplice omicidio di Mugnano

Quel duplice omicidio rappresentò uno dei segnali più evidenti della ribellione in atto tra le fila degli scissionisti contro il clan Di Lauro. Fondamentali per ricostruire quel duplice delitto  le dichiarazioni di alcuni collaboratore di giustizia come Gennaro Notturno, ex ‘colonnello’ prima della cosca di via Cupa dell’Arco e poi della galassia scissionista. Era il periodo in cui Cesare Pagano e Raffaele Amato era scappati in Spagna e i Di Lauro sospettavano che fossero proprio Duro e Panico a favorire quella latitanza vista la loro vicinanza agli Amato. Secondo Notturno alla ‘spedizione di morte’ parteciparono Arcangelo Abete, Enzo Notturno e i fratelli Fulvio (poi ucciso dagli Scissionisti) ed Antonio Montanino. Cosimo Di Lauro sospettava dunque che i due stessero facendo il ‘doppio gioco’.

Le dichiarazioni del pentito Cerrato

Lo stesso collaboratore di giustizia Carmine Cerrato proprio in riferimento a quel duplice delitto ha parlato di un summit. Un incontro segreto tra Cosimo Di Lauro e Raffaele Amato per superare i dissidi interni. A Casavatore, durante quell’incontro, Amato comunicava a Cosimo Di Lauro l’elenco degli affiliati passati dalla sua parte. Secondo Cerrato Amato, in quella circostanza, non citava i colonnelli di Mugnano che, dunque, erano formalmente ancora ‘fedeli’ alla vecchia guardia. Cosimo ben presto avrebbe iniziato a maturare sospetti nei confronti dei due, da lì, secondo Cerrato, la decisione di punire i due.

L’omicidio di ‘Spasiello’

Gaetano De Pasquale ‘Spasiello’, cugino di Paolo Di Lauro, fu tra le vittime eccellenti della prima faida di Scampia. L’uomo, che nel clan aveva comunque ruoli di secondo piano, fu rapito, torturato e ucciso dagli Scissionisti che volevano carpire informazioni sui loro rivali. Le modalità del suo rapimento sono simili ad una famosa scena della fiction Gomorra: è la sequenza del rapimento di Lello Magliocca ad opera dei ragazzi del vico. L’uomo viene infatti prima tamponato poi preso a pugni e caricato a forza nell’auto. Solo il tempestivo intervento dei poliziotti lo salverà da morte certa. Non ebbe la stessa fortuna ‘Spasiello’, rapito da un commando scissionista alla rotonda di Casavatore come raccontato dal collaboratore di giustizia Rosario Guarino:«Abete mi ha confidato che lui sequestrò Gaetano Spasiello alla rotonda di Casavatore. Abete stava infatti con Calzone Rito ed altri su un’autovettura ed investirono Spasiello che stava su uno scooter. Catturatolo, lo misero in una macchina e lo portarono in un capannone che non so dove si trovi e lo consegnarono ad Amato Raffaele che lo voleva perchè, prima della faida nel corso di una festa dei Di Lauro, Spasiello si era lasciato andare ad ingiurie contro Raffaele Amato e Cesare Pagano che se ne erano andati in Spagna. Abete mi disse che Spasiello fu torturato prima di essere ucciso».

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