HomeCronacaPistola in casa al 'Buvero', scarcerato Salvatore Ammendola

Pistola in casa al ‘Buvero’, scarcerato Salvatore Ammendola

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Era stato arrestato lo scorso gennaio durante un blitz nella sua abitazione al Borgo Sant’Antonio Abate da parte degli uomini della squadra mobile. In camera da letto gli uomini della Questura avevano rinvenuto una pistola semiautomatica Browning calibro 6,35 con cinque cartucce dello stesso calibro.

Per questi motivi il 26enne Salvatore Ammendola era stato arrestato. Il gip Grammatica, accogliendo le richieste del legale dell’uomo, l’avvocato Antonio Rizzo, gli ha però concesso i domiciliari.

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Il blitz era scattato in via Sant’Antonio Abate con la pistola finita sotto sequestro e poi inviata agli specialisti della Scientifica, chiamati ad accertarne l’eventuale utilizzo in recenti fatti di sangue o raid intimidatori.

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Ragazzino rapito a San Giorgio a Cremano, la Procura non vuole concedere sconti e ha invocato pene severe per Renato Franco, Giovanni Franco e Antonio Amaral Pacheco de Olivera. Il pubblico ministero ha chiesto per i due fratelli rispettivamente 18 e 16 anni mentre per Amaral 12 anni.

Spetterà adesso al collegio difensivo (in cui sono presenti gli avvocati Leopoldo Perone, Domenico Dello Iacono e Rocco Maria Spina) provare a ridimensionare la situazione per i loro assistiti. La sentenza è prevista per il 4 giugno.

Secondo la ricostruzione della Procura il rapimento era stato ideato come ritorsione nei confronti del padre del ragazzo, l’imprenditore Giuseppe Maddaluno che aveva rifiutato di entrare in affari con Renato Franco ritenuto vicino ai Formicola di San Giovanni a Teduccio e agli Attanasio della stessa San Giorgio a Cremano. I momenti concitati del sequestro di Mattia Maddaluno sono stati svelati da Antonio Pacheco Amaral che ha partecipato direttamente all’azione condotta a San Giorgio a Cremano. Proprio Amaral ha chiesto di essere sentito dal pm della Procura di Napoli dichiarandosi colpevole: «Ho deciso di dire tutta la verità in ordine al sequestro di persona a scopo di estorsione del figlio di Giuseppe Maddaluno che io stesso ho ammesso di aver consumato».

Il rapimento di Mattia Maddaluno

Amaral ha ricostruito i momenti del rapimento già lo scorso giugno svelando in un interrogatorio i ruoli dei due cugini. «Raggiungemmo tutti e tre la mia abitazione e li ci cambiammo nel senso che Renato Franco disse a me e a Giovanni Franco di indossare degli abiti scuri e anonimi… Partimmo da da casa mia, io e Giovanni Franco sul furgone e Renato Franco dietro con la Jeep Renegade nera, e ci recammo presso via Margherita di Savoia dove, grazie al servizio di osservazione che io aveva fatto il giorno prima, sapevano che il figlio di Maddaluno sarebbe passato per prendere la minicar parcheggiato nel lavaggio di famiglia».

«Preciso che Giovanni Franco guidava il furgone e io ero seduto dietro. Franco con la Jeep nera rimase parcheggiato poco dietro. Dopo qualche minuto io e Giovanni Franco scorgeremmo il ragazzino che si stava avvicinando, e fu Franco Giovanni che aveva la piena visuale della strada dal momento che era al posto di guida, che mi disse “scendi ora” nell’attimo in cui il ragazzino stava passando accanto alla porta posteriore del furgone. Fu allora che io e scesi, e prelevai di “forza e di peso” il ragazzino caricandolo sul sedile posteriore del furgone» ha dichiarato Amaral.

Il 24enne ha anche ammesso di aver legato le mani del 15enne con dei laccetti durante l’azione dello scorso 8 aprile: «Gli ho tappato la bocca con lo scotch e gli ho messo un sacco in testa per non fargli vedere dove lo portavamo».

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