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mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Blitz a Ponticelli, chi è la ‘lady camorra’ che gestiva gli alloggi popolari

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Di lei si è scritto tanto. A partire da una sparatoria a piazza Mercato finalizzata a ripristinare il controllo del suo clan sul quartiere. Il nome di Gabriella Onesto, compagna del ras Michele Minichini ‘a tigre, è uno dei più ricorrenti nelle oltre 1500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che a inizio settimana ha di fatto azzerato i gruppi di Napoli est. Pagine e pagine di verbali su di lei, quelli di Tommaso Schisa, l’ex colonnello del gruppo De Luca Bossa-Minichini che da qualche mese ha deciso di passare dalla parte dello Stato. Schisa in particolare si è soffermato sulla ‘strategia del terrore’ inaugurata dalla donna che deteneva la gestione del racket sugli alloggi popolari:«Gabriella Onesto gestisce tutte le case popolari di Ponticelli, nel senso che vende e assegna le case popolari, spesso individua le case e o le libera con la forza oppure le vende a terzi. In alcuni casi addirittura i figli delle persone anziane che poi muoiono, per “rispetto” nei confronti del clan cedono la loro casa a Gabriella che la vende a chi ritiene. Lo stesso hanno fatto anche per l’ex fidanzata di Alessio Bossis che, dopo essere ritornata con il suo ex fidanzato, le è stata tolta la casa per punirla dello sgarro fatto». Il suo compagno, Minichini, durante un summit chiarificatorio con esponenti della cosca del rione Luzzatti addirittura ebbe a dire:«Se tu tocchi a Gabriella tocchi a me e io ti faccio guerra».

 

L’articolo precedente. Tre ras dei Mazzarella nella ‘lista di morte’ del clan di Ponticelli

Una federazione di clan capace nel tempo di divenire sempre più forte e temibile tanto da iniziare una guerra contro i Mazzarella. Era anche questo il ‘cartello’ di Napoli est composto dai De Luca Bossa- Minichini- Casella- Schisa- Rinaldi-Aprea i cui vertici sono stati smantellati nel maxi blitz di due giorni fa. Un gruppo che aveva agganci nell’Alleanza di Secondigliano e che era entrato ben presto in rotta di collisione con gli acerrimi nemici della prima, ovvero i Mazzarella. Una guerra che poteva portare ad una vera e propria mattanza come raccontato da Tommaso Schisa, l’ex colonnello del clan passato da qualche mese dalla parte dello Stato.

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Il racconto di Tommaso Schisa: tre ras dei Mazzarella nel mirino

Proprio Schisa con le sue dichiarazioni ha permesso agli inquirenti di ricostruire tutti gli affari criminali della maxi cosca nonchè alcuni tentativi omicidiari che avevano come ‘obiettivi’ proprio uomini del gruppo o quanto meno vicini al clan del Rione Luzzatti. Tre in particolare erano i ras finiti nel mirino: Salvatore D’Amico ‘o pirata, ras di San Giovanni a Teduccio, Salvatore Donadeo ‘o puzzolent, uomo di punta dei Mazzarella, e Pietro Paolo Perez, ‘testa di ponte’ di quest’ultimi ai Decumani. Riguardo al primo Schisa ha spiegato ai magistrati: “Salvatore O’ Pirata è esponente di spicco del clan D’Amico -Mazzarella. Come ho già dichiarato, abbiamo tentato più volte di ammazzarlo senza mai riuscirci, sia sotto la sua abitazione, sia nei pressi del tabaccaio ubicato li vicino, sia al porto dove aveva una barca”. Oltre il ras dei ‘Gennarella’ nel mirino era poi finito il numero tre dei Mazzarella, Salvatore Donadeo:”Nell’anno 2016, la mia famiglia, mia madre, Maione Vincenza, Minichini Michele, insieme ai Rinaldi Ciro stavano organizzando l’omicidio di O’ Pozzolent. So che si tratta di un esponente del clan Mazzarella, come anche il fratello.  Michele mi ha riferito che il Pozzolente ha più volte sparato sotto l’abitazione di Rinaldi Ciro Mauè. Non so dire quale ruolo specifico rivesta il Pozzolente nel clan. Egli doveva essere colpito sul corso di S. Giovanni. La cosa non andò a termine. So che i Minichini hanno sparato anche all’indirizzo della sua abitazione, ma non saprei essere più preciso”.

Il ras dei Decumani nel mirino

Poi fu la volta di Pietro Paolo Perez, ras del gruppo di Santa Chiara e in contrapposizione ai Sibillo a loro volta alleati dei Rinaldi. Tommaso schisa ha rivelato che “Nel 2016 Michele Minichini venne a casa mia a Marigliano e mi
comunicò che lui e Ciro Rinaldi Mauè avevano deciso di eliminare Pierpaolo Perez. Alla domanda di chi fosse Pierpaolo Perez, Michele mi riferì che si trattava di un affiliato al clan Mazzarella operativo nella zona dei “pastori’’, territorio all’epoca dei fatti sottoposto al controllo del clan Sibillo”.

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