pizzo secondigliano cesarano
Enrico D'Ecclesis, Salvatore Sibilio, Nico Quindici

Estorsioni per i Cesarano di Secondigliano, sconti in appello per i figli e i ras del gruppo di Giovanni ‘o palestrat. È questa la decisione della Corte d’appello di Napoli (VI) sezione per cinque imputati accusati di estorsione aggravata dalla matrice camorristica. Pene ridotte per Andrea Cesarano (a sei anni di reclusione) e per sua sorella Chiara (tre anni e un mese). Stessa condanna a tre anni per Enrico D’Ecclesiis, Domenico Quindici e Salvatore Sibilio.

CESARANO ACCUSATI DEL ‘PIZZO’ DELLE FESTE

Gli arresti per il gruppo del Rione Kennedy di Secondigliano furono il risultato di un’intensa attività di indagine, coordinata dalla Dda di Napoli, che interessò una vicenda estorsiva che vedeva come vittime due esercenti. Dal dicembre 2018 sono stati costretti a versare complessivamente la somma di circa 600 euro, con importi che variavano da 50 a 200 euro. Dunque proprio in occasione delle festività natalizie e in prossimità di quelle pasquali.

Sulla scorta delle attività investigative portate avanti dalla Squadra mobile e dal commissariato di Secondigliano, furono predisposti appositi servizi di osservazione nei pressi degli esercizi commerciali taglieggiati. Dunque nel tardo pomeriggio del 20 settembre 2019 furono bloccati ed arrestati Chiara Cesarano, Salvatore Sibilio e Domenico Quindici nell’atto di reiterare con forza la richiesta di ulteriori tangenti. In particolare la somma di 300 euro, pena la chiusura dei negozi.

PAURA PER I COMMERCIANTI DELLA ZONA 

A venire bersagliati i commercianti della zona con un episodio in particolare che rivela la volontà del gruppo di fare man bassa con estorsioni ed intimidazioni. E’ Pasqua quando il giovane Cesarano si reca presso un negozio della zona notando che in un locale affianco sono in corso dei lavori per l’apertura di un nuovo esercizio commerciale. Uno degli esercenti rivela a Cesarano che sta per aprirsi l’attività di un suo parente e così Cesarano junior con tono minaccioso gli dice: «Tu sai che questa è zona mia, che qui comando io, tu respiri l’aria mia e non mi vieni a chiedere permesso se puoi aprire un negozio? Cosa dovrei fare adesso? Dovrei spaccarti la testa?». Minacce neanche poi tante velate che costrinsero l’esercente a cedere alla richieste di pizzo e a consegnare 200 euro.

Come rivelato da una delle vittime però le richieste non finirono lì: «Il giorno dopo si era presentato nuovamente Cesarano che aveva detto di aver litigato con la sorella perchè mi aveva riservato un trattamento di favore chiedendomi solo 200 euro e che, per trattare tutti i commercianti allo stesso modo, avrei dovuto dare altri 200 euro». Nel collegio difensivo gli avvocati Luigi Senese, Massimo De Marco, Sergio Mottola e Vittorio Giaquinto.

Pubblicità